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Surplus commerciale: la Germania continua a esportare deflazione

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Nel mese di giugno è aumentato l’export della Germania mentre è diminuito quello italiano. Nel dettaglio, il dato di martedì ha evidenziato per la Germania un aumento del surplus commerciale a 24,9 miliardi, in crescita rispetto ai 21 miliardi di maggio e oltre le attese degli analisti ferme a 23 miliardi. 

In terra teutonica sono tornate a crescere anche le esportazioni (+0,3% m/m) rispetto al mese precedente, quando avevano fatto registrare una frenata. Le cose vanno in maniera differente sul fronte italiano.

Infatti i dati diffusi oggi dall’Istat, hanno messo in mostra una contrazione del surplus della bilancia commerciale. A giugno l’avanzo è stato pari a 4,7 miliardi, inferiore ai 5 miliardi riportati in maggio. 

Le esportazioni sono peggiorate del -0,4%. Detta flessione congiunturale è stata determinata principalmente dal calo delle vendite verso i mercati Ue (-0,9%), tamponato solo parzialmente dall’aumento verso le aree extra europee (+0,3%). 

Dal confronto dei dati riportati dai due Paesi torna ad emergere un problema storico per l’Unione Europea, che già più volte è dovuta correre ai ripari richiamando Berlino e imponendo limiti alla crescita dei surplus commerciali. 

Secondo gli analisti la Germania è da anni in una situazione in cui “esporta deflazione”, ovvero contribuisce al livellamento verso il basso dei salari. Notano infatti gli economisti che la competitività tedesca si deve innanzitutto a una crescita dei salari di gran lunga inferiore alla media dell’Eurozona.

In Italia, non potendo la Banca Centrale Nazionale intervenire sui tassi di cambio, il tema della competitività è affidato alle imprese. Queste ultime possono agire solamente sulla leva dei costi, riducendo i salari e contribuendo alla spirale deflazionistica in corso, che agisce da forza opposta agli sforzi messi in atto dalla Bce. In questo quadro infatti, l’indice dei prezzi al consumo ha fatto rilevare a luglio un livello di inflazione pari al -0,1 per cento.