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Sulle tristi note del fado si risvegliano le Borse: per il FT pressing Ue-Bce su Lisbona

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Sulle tristi note del fado le Borse europee si svegliano di nuovo nervose. Dopo una vigilia vissuta all’insegna dell’incertezza, anche oggi sui mercati continentali gli investitori si muovono con cautela. E’ ancora la delicata situazione della crisi dei debiti sovrani. La decisione di Moody’s di porre sotto osservazione per un eventuale nuovo declassamento alcune banche irlandesi alimenta le preoccupazioni. I timori per l’acuirsi delle tensioni tra Corea del Nord e del Sud che si sommano alle preoccupazioni per la politica monetaria della Cina fanno il resto.

All’indomani del Thanksgiving, il giorno del ringraziamento, la seduta di oggi a Wall Street sarà più breve del solito (termina alle 13, le 19 in Italia). Si tornerà agli orari normali lunedì, 29 novembre. Così Parigi segna un calo dello 0,67%. Francoforte cede lo 0,21%. Fanno peggio Madrid e Londra che arretrano rispettivamente dell’1,53% e dello 0,90%. Male anche Milano con il Ftse Mib in ribasso dello 0,45% a 19.855 punti.


Oggi il rischio contagio ha trovato il suo bersaglio nel Portogallo. E’ l’edizione tedesca del Financial Times ad accendere la spia rossa sul paese lusitano. Secondo il quotidiano della City una maggioranza dei Paesi dell’Eurozona e la Banca centrale europea sarebbe in pressing su Lisbona perché chieda aiuti finanziari al Fondo della Ue e al Fondo monetario internazionale. “Anche se le banche portoghesi, diversamente di quelle irlandesi, non sono ritenute sovra-indebitate – segnala il quotidiano – dipendono anch’esse dalle liquidità della Bce per le loro attività”. Le pressioni sul Portogallo perché chieda rapidamente aiuti tendono ad evitare, secondo il giornale, che la Spagna venga a trovarsi in una difficile situazione. 


Se il Portogallo ricorre ad aiuti finanziari, sarà un bene per la Spagna, fortemente esposta nel Paese, ha spiegato una fonte al ministero delle Finanze tedesco. Per il momento, il governo portoghese ha rifiutato anche solo di considerare questa eventualità. “Sento molto parlare di Fmi. Il Paese non ha bisogno di alcun aiuto”, ha affermato lunedì scorso il premier portoghese Josè Socrates. Nei giorni scorsi, molti Paesi europei hanno sottolineato la differenza tra il caso irlandese ed il caso portoghese, dove le banche sono solide e dove è già stato avviato un piano per ridurre il deficit nel 2010 al 7,3% (nel 2009 era stato del 9,3%) ed al 4,6% nel 2011.


Ieri a Bruxelles il ministro dell’Economia portoghese Josè Vieira da Silva si è lamentato del fatto che l’Ue non abbia una maggior capacità per rispondere all’attacco speculativo lanciato contro le economie periferiche della zona euro, tra cui la sua. “L’insieme della Ue non ha dimostrato, nella mia opinione, la capacità sufficiente per rispondere alle difficoltà che sta vivendo l’Europa. I rischi che stanno attraversando alcuni paesi della Ue – ha affermato ancora il ministro portoghese – sono rischi che non smettono di toccare l’Europa nel suo insieme”.


Eppure secondo gli esperti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo l’idea non sarebbe peregrina. “La situazione portoghese appare ad alto rischio, vista l’elevata dipendenza dai capitali esteri per la copertura del fabbisogno finanziario pubblico e privato, e sarebbe opportuno intervenire tempestivamente anche per limitare i danni alla stabilità del suo sistema bancario e, indirettamente, per allentare la pressione sulla vicina Spagna, il cui sistema finanziario è molto esposto nei confronti dell’economia portoghese”.