Sulle note del fado riesplode l'incubo crisi del debito. Dopo il Portogallo tocca alla Spagna?

Inviato da Micaela Osella il Gio, 24/03/2011 - 19:00

E' di nuovo accesa la spia rossa sotto il cielo della Periferia d'Europa, nel giorno del summit del Consiglio europeo. Le dimissioni del governo di Lisbona - dopo la bocciatura parlamentare del pacchetto di misure addizionali di austerità - che potrebbero spingere in tempi rapidi il paese verso la richiesta di aiuti finanziari all'Ue e al Fmi - gettano nuove ombre sulla tenuta dell'Eurozona. Il paese lusitano è piombato nella crisi politica oltre che finanziaria dopo il no del Parlamento di Lisbona al pacchetto di misure di risanamento presentate dal premier Socrates, che si dimetterà al termine del vertice Ue a Bruxelles di oggi e domani. Anche se qualcuno ritiene l'epilogo del Portogallo atteso, la crisi sulle tristi note del fado crea apprensione. Con l'esplosione ieri notte anche della crisi politica, dopo le dimissioni del premier socialista Josè Socrates, il Portogallo è ora più vicino che mai a un piano di salvataggio Ue-Fmi, ha gridato la stampa lusitana.

"Buongiorno Portogallo! Ora sei senza governo, senza denaro, senza orizzonte. Ma anche senza illusioni. Buongiorno Portogallo, ti restano solo i conti da pagare", ha tuonato in un editoriale Jornal de Negocios. Per il quotidiano economico il ricorso all'aiuto esterno pare ormai inevitabile. "Con questa crisi politica i mercati finanziari saranno pazienti con il Portogallo quanto Erode lo fù con i bambini ebrei: i tassi saliranno alle stelle, i rating crolleranno. Non arriveremo all'estate: dovremo chiedere aiuto rapidamente" e "il prossimo premier governerà con il Fmi". Secondo il nuovo quotidiano, "il probabile ricorso del Portogallo al Fondo europeo di stabilità finanziaria" può incidere sui tempi della crisi politica. Se dovesse intervenire in tempi brevi, potrebbe costringere il presidente Anibal Cavaco Silva a rinviare lo scioglimento del parlamento, per consentirgli di ratificare un possibile accordo di salvataggio.

Secondo il quotidiano, a Belem, nel palazzo presidenziale, è forte la convinzione che il Portogallo non riuscirà a sfuggire al fondo. Da qui a giugno il paese deve trovare 8,3 miliardi di euro sui mercati e, fra interessi da pagare e ammortizzatori, ha la corda al collo. "Senza governo il paese potrebbe non riuscire a ottenere i finanziamenti e dover chiedere aiuto". E comunque, esorta l'editoriale di Jornal de Noticias, per uscire dall'incertezza nella quale il paese è ora sprofondato, "Bisogna andare alle elezioni, e in fretta!". La parola paura ha acquistato un senso compiuto sul bond market dove è tornato a salire il premio al rischio su Lisbona. Il costo del debito portoghese si è portato sui massimi da quando è stato costituito l'euro, nel 1999. Il rendimento del bond biennale lusitano è stato indicato al 6,69%, in rialzo di 9 punti base rispetto alle ultime quotazioni della vigilia dopo un top registrato in area 6,90%.

Nelle prime quattro sedute di questa settimana il rendimento del titolo di debito è cresciuto di oltre 55 punti base. Stesso orientamento per il decennale, il cui rendimento è stato indicato oggi al 7,898%, pari a uno spread di 452 punti base rispetto al titolo di riferimento tedesco contro 392 di un mese fa e i 50,5 punti base di un anno fa. "Il problema - osserva Biagio Lapolla di Royal Bank of Scotland - non è se il Portogallo chiuderà gli aiuti, ma quando lo farà". Sebbene Lisbona non abbia avanzato alcuna richiesta e ancora nelle ultime ore il portavoce del governo lusitano abbia ribadito che il paese lotterà con tutte le sue forze per evitare un aiuto Eurozona, in attesa di un chiarimento della crisi politica, l'Eurozona ha già cominciato a preparare la rete difensiva. "Se ci sarà una richiesta da parte del Portogallo noi siamo pronti ad intervenire", ha affermato il ministro delle finanze belga, Didier Reynders, poco prima dell'inizio del vertice dei capi di Stato e di governo della Ue a Bruxelles.

"Penso che organizzare un aiuto sia utile sia per permettere ai Paesi in difficoltà di pagare meno interessi sul debito sia per non dover domandare sforzi troppo grandi alla popolazione", ha detto Reynders, assicurando come anche per il Portogallo potrebbero partire dei negoziati per un piano che riporti la situazione delle finanze pubbliche in carreggiata, attivando il fondo europeo di sostegno. La valutazione del presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker è per un intervento da 75 miliardi. Una cifra appropriata, ha aggiunto Juncker ammettendo che dietro le quinte si sta già lavorando perché si teme l'effetto domino. Sul mercato ha già iniziato a circolare l'antico enigma: dopo il Portogallo chi sarà il prossimo? E anche in questo caso, la una risposta c'è già. E' lo stesso presidente Eurogruppo a evocare il rischio che sta correndo la Spagna: "Spero che se mai il Portogallo" dovesse chiedere aiuto "la Spagna non diventi il bersaglio dei mercati in uno stupido gioco del domino che vedrebbe messi alla prova un paese dopo l'altro".

Per Fitch, che ha declassato il rating del debito a lungo del Portogallo ad A- da A+ e il rating del debito a breve da F1 a F2, al di là della speculazione, "sono aumentati i rischi per attuare la linea politica e il finanziamento fiscale alla luce del fallimento del Parlamento portoghese sull'approvazione delle misure di consolidamento fiscale e delle dimissioni del primo ministro il 23 marzo". Secondo Fitch in assenza di un programma di aiuto tempestivo e credibile concordato con il Fondo monetario e la Ue, il rating sovrano del Portogallo sarà probabilmente nuovamente peggiorato, forse di più di un gradino. Il rating attuale assegnato a Lisbona è appena quattro livelli al di sopra del livello junk, o spazzatura, quello assegnato ai titoli altamente speculativi. Come spiega l'analista Douglas Renwick, il peggioramento deciso oggi riflette i rischi per la realizzazione delle politiche e per il finanziamento del fabbisogno alla luce della mancata approvazione parlamentare delle misure di consolidamento fiscale. L'incertezza politica creatasi ieri - spiega Fitch - ha indebolito la credibilità dell'ambizioso programma portoghese di consolidamento del bilancio per il Paese, che deve affrontare pesanti scadenze di rifinanziamento del debito quest'anno.

Anche per gli economisti il quadro è chiaro. "A nostro avviso l'esperienza greca e quella irlandese mostrano che le incertezze prima o poi saranno risolte e che un default nel breve termine è davvero molto improbabile. Ma nel breve termine, peseranno sicuramente sul mercato dei bond, specialmente nell'attuale contesto di liquidità molto tirata", commenta Garcia Pascual di Barclays Capital. "Di certo, la situazione del Portogallo è molto differente da quella dell'Irlanda. La situazione del Portogallo è fragile, la liquidità si è già deteriorata; sarà difficile vedere come, in assenza di un'azione della Banca centrale europea, gli yields in restrigimento o stabilizzazione nel breve termine, fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sulla fine della storia". Passando alla domanda clou quale sarà l'impatto sulla Periferia d'Europa Pascual è dell'idea che come è stato sottolineato tre mesi fa, nonostante le preoccupazioni prolungate di questa situazione che ha riguardato la Grecia, l'Irlanda e il Portogallo, gli investitori sono stati in grado di notare le differenze tra questi Paesi, in particolare della Spagna. "Per la prima volta dall'inizio della crisi, non tutti gli spreads dei Periferici si sono mossi nella stessa direzione", segnala l'esperto della banca inglese.

"Il mercato dei titoli di Stato spagnoli ha fatto bene da gennaio, ma nel breve termine potremmo rivedere di nuovo una pressione degli spread di questo Paese". Il motivo è chiaro: "date le connessioni tra Portogallo e Spagna, è chiaro che l'outlook sulla Spagna non è completamente indipendente da quello che succede in Portogallo, ma arrivare a semplici conclusioni potrebbe non essere corretto. Pensiamo infatti che i mercati continueranno a fare d

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