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Sulle Borse tornano gli spettri della crisi, Lehman crolla e rivede i livelli del 1999

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Violento storno delle Borse nel pomeriggio. Oltre a uno strisciante sentiment di sfiducia nei confronti della sostenibilità del rally partito ieri in scia alla nazionalizzazione da parte del Tesoro Usa di Fannie Mae e Freddie Mac, i mercati pagano il nuovo tracollo del titolo Lehman Brothers, in calo di oltre il 30% a New York.


L’azione della casa d’affari è scesa sotto i 10 dollari, a livelli che non vedeva dal 1999, dopo l’emergere di indiscrezioni non confermate relative al termine dei colloqui in corso con la Korea Development Bank, considerata ormai come una delle restanti ancore di salvezza per rimpinguare le casse dell’investment bank. Sullo sfondo restano infatti i problemi di liquidità di Lehman. Ieri in un report gli analisti di Merrill Lynch hanno aumentato del 65% la svalutazione attesa nei prossimi conti trimestrali che Lehman presenterà il prossimo 16 settembre. Alcuni analisti hanno fatto poi notare che per effetto delle risorse impiegate dal Tesoro per il salvataggio di Fannie e Freddie potrebbe ora divenire più complicato per le autorità Usa procedere a salvataggi di altre banche sul modello di quanto avvenuto con Lehman Brothers. A New York Dow Jones e Nasdaq perdono così poco più di mezzo punto percentuale, mentre l’S&P500, dove si sente l’effetto di Lehman, perde l’1,13% a 1253 punti.

Sui principali listini del Vecchio continente i ribassi sfiorano il punto percentuale, mentre li superano nel caso di Parigi, dove il Cac40 cede l’1,45% a 4277 punti. Le cose vanno appena un po’ meglio a Milano, dove l’S&P/Mib cede lo 0,63% a 28249 punti e il Mibtel lo 0,88% a 21622 punti, con ribassi guidati dagli energetici Saipem e Tenaris (entrambe in calo di oltre il 6%), in concomitanza con la discesa del petrolio sotto i 104 dollari nel giorno in cui l’Opec dovrebbe sancire il mantenimento delle attuali quote produttive.