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Suez-GdF: per Deminor la fusione non sarà in discesa

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La fusione Suez-Gaz de France per contrastare le mire espansionistiche di Enel non sarà una strada in discesa, come si potrebbe pensare ascoltando i proclami di monsieur de Villepin, il primo ministro francese che ha alzato le barricate contro gli appetiti italiani in campo energetico. A pensarla così è Deminor, società specializzata nella consulenza ad azionisti di minoranza ed investitori finanziari più in generale, molto attiva in Italia sui casi Fondiaria-Sai, Bnl, e Banca Antonveneta. Il progetto di fusione, finora solo annunciato, dovrà essere approvato da un’assemblea straordinaria degli azionisti Suez, non ancora fissata. Ma le linee generali si conoscono già: gli azionisti della conglomerata riceveranno un’azione Gaz de France (GdF) ogni titolo Suez più un euro di dividendo ante fusione. Un regolamento, dicono gli analisti della consultancy firm belga, che non dovrebbe attrarre molti favori. Innanzitutto perché non comporta un premio per gli azionisti a fronte della perdita del controllo, che passerebbe ad un nuovo azionista di maggioranza relativa come lo stato francese (con circa il 35%) senza che vi sia alcuna forma di compensazione. Inoltre, il nuovo azionista sarebbe anche il regolatore del mercato nei settori d’attività del nuovo gruppo, e questo potrebbe creare ampi conflitti d’interesse nella fissazione di tariffe in presenza di una “bolletta energetica” sempre più cara. E le pressioni potrebbero anche arrivare da Bruxelles, dove ha sede la belga Electrabel, l’oggetto del desiderio di Enel. Le decisioni in materia di energia vengono prese ancora nella capitale belga, e Deminor sospetta che non sarà più così con l’arrivo di GdF.