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Studio Bocconi: troppo nanismo nelle public utility, prede degli stranieri

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Troppo piccole, divise tra di loro, ma con un’alta redditività e una clientela ben radicata in territori ricchi. Sono in motivi che fanno del mercato delle public utility italiane una preda ambita dai grandi colossi stranieri, la cui presenza è andata aumentando e consolidandosi all’indomani della liberalizzazione dell’energia elettrica e del gas. Uno scenario che si inserisce nel tentativo del sistema italiano di impedire che il controllo di Edison, secondo produttore di energia elettrica del nostro Paese, finisca esclusivamente nelle mani dei francesi di EdF. Sono di grande attualità le conclusioni contenute in un o studio che arriva dall’università Bocconi: il rapporto 2005 dell’Osservatorio sulla alleanze e aggregazioni delle public utility coordinato da Andrea Gilardoni, direttore del master in economia e gestione dei servizi di pubblica utilità. La vicenda Edison-EdF, secondo lo studio, non poteva che nascere in Italia. Un caso unico nel panorama europeo. Per il nanismo delle municipalizzate. Mentre nel resto d’Europa si è assistito alla nascita di gruppi di grande dimensione la frammentazione rende il nuovo mercato, da un lato, più vulnerabile e meno efficiente, e dall’altro attraente per i player internazionali, così come testimoniato dalla crescente presenza di operatori stranieri nel nostro Paese. Secondo lo studio nonostante i recenti processi di aggregazione, come Hera e Meta in Emilia o come Amga e Aem Torino nel Nord Ovest, siamo ancora lontani da consistenti livelli di concentrazione.

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