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Striscia record di ribassi per il Ftse Mib, possibili vendite violente anche nelle prossime settimane

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Continua il periodo nero per Piazza Affari, così come per le altre principali Borse europee. Il recupero sul finale di giornata ha solo addolcito la pillola di un mercato ribassista che imperversa ormai da due settimane a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib ha chiuso segnando un calo dello 0,62% a 22.158,88 punti, in parziale recupero dopo aver toccato nel corso della seduta dei minimi sotto quota 22 mila. Per la prima volta nella storia l’indice guida milanese arriva a 9 sedute consecutive in ribasso. Cali comunque contenuti con un -4% complessivo. Il saldo da inizio anno rimane ampiamente positivo (+15%). 

“Nonostante il recupero sul finale di seduta, dovuto principalmente alle ricoperture/chiusure delle operazioni short aperte in mattinata, crediamo che i mercati stiano approfittando delle notizie statunitensi per prendere fiato, vista la corsa interminabile degli ultimi 12 mesi”, commenta Vincenzo Longo, market strategist di IG.
Rispetto a Piazza Affari, le altre Borse mondiali sono solo alla quinta seduta consecutiva di cali.  “Per ora i cali sono del tutto fisiologici – aggiunge Longo – e un po’ di volatilità potrebbe continuare a interessare i mercati anche per le prossime settimane, con vendite ancora violente. Il trend di lungo rimane ancora saldamente rialzista e sarà tale almeno fino a che i dati macro continueranno a dipingere un quadro così ottimista”.

ANSIA DA RIFORMA FISCALE

A condizionare gli scambi i ritardi nell’approvazione della riforma fiscale negli Stati Uniti e il nuovo scatto dell’euro che si è portato ai massimi a tre settimane contro il dollaro. Nelle ultime 24 ore è emersa la possibilità dell’inserimento nella riforma di una norma che eliminerebbe un punto cardine dell’Obamacare, ovvero l’obbligo di una polizza assicurativa per tutti (giovani inclusi). Novità che ha alimentato i timori circa i tempi dell’approvazione della legge che molto probabilmente andranno per le lunghe con possibile sforamento al 2018.

A Piazza Affari giornata difficile per Salvatore Ferragamo con un calo del 4% all’indomani della pubblicazione dei risultati finanziari. La maison ha riportato nei primi nove mesi un utile netto in calo del 28% a 79 milioni di euro. Nei primi nove mesi dell’esercizio 2017 i ricavi sono scesi dello 0,9% a 1.005 milioni di euro. Societe Generale ha ridotto il target price su Ferragamo da 25 a 24 euro (rating hold confermato). JP Morgan ha confermato giudizio (neutral) e prezzo obiettivo (21,5 euro) riducendo però le stime di Eps per il 2017 e il 2018 alla luce dei conti trimestrali ritenuti inferiori alle attese.

 

DEBACLE PER CARIGE E ASTALDI

In ordine sparso i bancari, con Banco Bpm in forte recupero sul finale (close +2,4% a 2,73 euro) dopo la pronunciata debolezza nella prima parte di giornata. L’istituto nato dalla fusione tra Banco Popolare e Bpm dovrà sborsare 535 milioni di euro per rilevare il 50% di Popolare Vita detenuta da UnipolSai nell’ambito del processo di riassetto del settore della bancassicurazione. Il valore è stato fissato dall’arbitro Bdo. Nuovo tonfo per Creval (-6,15%) su cui pesa ancora l’incombere del maxi-aumento di capitale da 700 milioni di euro. Molto male anche Banca Carige (-11,10%).
Vendite su Buzzi Unicem (-2,56%) che paga i timori sul comparto costruzioni dopo che Astaldi ieri a mercato chiuso ha tagliato la sua guidance sul rischio default del Venezuela. Astaldi ha chiuso con un tracollo di oltre 32 punti percentuali.
In ripresa invece Leonardo (+4,46% a 10,53 euro) dopo i ripetuti ribassi consistenti dei giorni scorsi che l’avevano fatto sprofondare ai minimi da settembre 2016. Oggi Equita Sim ha rivisto al rialzo il rating su Leonardo a buy ritenendo che lo scenario peggiore è già incorporato nei prezzi dopo il tracollo del 29% in tre sedute. Lieve recupero anche per Telecom Italia (+1,71%) che ieri era scivolata ai minimi a oltre un anno.