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Strategie d’investimento: l’effetto dollaro

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Le oscillazioni del cambio euro/dollaro hanno portato la volatilità dei fondi obbligazionari e monetari denominati in Usd su livelli compresi tra l’8% e il 9%. L’investitore medio farà bene ad inserire la quota destinata a questo tipo di prodotti in quella parte dell’asset allocation dedicata agli strumenti considerati ad alto rischio

Il forte apprezzamento del dollaro Usa rispetto all’euro in questi primi sei mesi e mezzo del 2005, non ha mancato di produrre effetti su un elevato numero di fondi comuni di investimento denominati nella valuta statunitense. L’effetto derivante dal + 11% messo a segno dal biglietto verde, è ovviamente positivo per tutti gli investitori che hanno scelto di diversificare il proprio portafoglio con strumenti di gestione del risparmio denominati in Usd.

I fondi obbligazionari area dollaro rappresentano la categoria di fondi che ha tratto i maggiori benefici da tale trend. Attualmente, esiste un gran numero di fondi, tra quelli commercializzati in Italia, che investono in obbligazioni o liquidità denominate in dollari. I fondi obbligazionari area dollaro e i fondi monetari denominati in Usd accumulano – da inizio anno – guadagni medi compresi tra il 13% e il 14%. Ovviamente, queste performance straordinarie sono dovute in larga parte all’apprezzamento della divisa nordamericana e, in misura molto più contenuta, a guadagni in conto capitale e stacco delle cedole.

Come sempre accade in queste occasioni, un numero crescente di investitori privati ha cominciato a mostrare interesse per questi strumenti. A tal proposito, sarà bene ricordare che l’acquisto di quote di fondi monetari o obbligazionari denominati in una divisa diversa dall’euro, può rappresentare un’occasione per diversificare il proprio portafoglio, solo a patto di adottarla con molta cautela. La volatilità media dei fondi obbligazionari area dollaro per l’ultimo anno – misurata dalla deviazione standard annualizzata – è stata del 9,98%. Se prendiamo in considerazione gli ultimi tre anni, la volatilità, pur calando, resta su livelli molto elevati ( 8,81%). L’analisi dei dati relativi alla volatilità dimostra che questi fondi hanno mostrato un comportamento simile a quello di un fondo azionario. L’investitore medio farà bene ad inserire la quota destinata a questo tipo di prodotti in quella parte dell’asset allocation dedicata agli strumenti considerati ad alto rischio.

La domanda da un milione di dollari che si pongono gli investitori dotati di una maggiore propensione al rischio è: quale sarà l’evoluzione del dollaro rispetto alla valuta unica europea nei prossimi mesi? La numerosità e la complessità delle variabili che concorrono ad influenzare i rapporti di cambio, rende impossibile formulare una risposta. Esperti ed analisti sono divisi sulla direzione futura del trend. I fautori della necessaria svalutazione del dollaro – gruppo che ospita anche nomi illustri come Warren Buffett e Bill Gross – sostengono che il recupero del biglietto verde debba essere imputato ad un rimbalzo tecnico del tutto comprensibile dopo ben tre anni di svalutazione continua. Il rimbalzo tecnico trova un supporto fondamentale nella politica restrittiva adottata dalla Federal Reserve.

Anche l’Economist – autorevole settimanale economico britannico – si schiera contro il dollaro. Secondo l’Economist, la tendenza di lungo periodo continuerà ad essere guidata dagli equilibri relativi agli interscambi commerciali. Questo indicatore ha fatto registrare scarse oscillazioni per gli Usa: continua ad essere ancorato su livelli pari al 6% del prodotto interno lordo. E il dato peggiore, sostiene l’Economist, è che non è prevista alcuna inversione di tendenza per i restanti mesi del 2005 e per il prossimo anno (rispettivamente il 6,3% e il 6,2%). Gli esperti che confidano in una marcata ripresa del biglietto verde, sostengono che la forza dell’economia statunitense sarà sufficiente a correggere gli squilibri interni. A cura di www.fondionline.it

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