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Strada in salita per la corsa a tre Unicredit-Capitalia-SocGen

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Quant’è fattibile l’ipotesi rilanciata ieri dalla stampa di un matrimonio a tre fra Unicredit, Capitalia e Société Générale? Da un lato c’è chi fa notare che l’istituto di piazza Cordusio avrebbe entrambe le porte aperte, citando in tal senso l’incontro di venerdì tra il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, e il numero uno di Unicredit, Alessandro Profumo, oltre che le dichiarazioni di Daniel Bouton, presidente del gruppo francese, che ha definito quella eventuale con l’istituto milanese un’integrazione “intelligente”. Dall’altra parte ci sono però le prime considerazioni espresse dagli analisti sulle complicazioni che una fusione a 3 comporterebbe. Da Euromobiliare propongono anche una visione alternativa. Secondo gli analisti della Sim milanese, la doppia trattativa con Capitalia e SocGen servirebbe a Unicredit solo “per avere più potere contrattuale con le due controparti, mostrando di avere un’alternativa significativa”.


 

Non mancano poi anche le valutazioni legate alle richieste che sarebbero state avanzate da SocGen sul tema della governance di una eventuale nuova entità che verrebbe a formarsi da una fusione con Unicredit. I francesi – si ripete ormai da qualche giorno sul mercato – vorrebbero sia la presidenza che la direzione generale. Richieste che difficilmente potrebbero essere accettate da Profumo. Ci sarebbe anche un’ulteriore difficoltà da fronteggiare: concludere un’operazione che appare osteggiata dalla politica, in primis dal neoeletto presidente Nicolas Sarkozy.


 


Sull’asse Roma-Milano prendono invece forma le prime ipotesi sulle cifre in gioco nel caso di un’eventuale operazione. L’offerta più probabile secondo le valutazioni del mercato si attesterebbe intorno agli 8-8,5 euro, per un concambio pari a circa 1,1 azioni Unicredit per ogni titolo Capitalia. In una nota gli analisti del Credit Suisse hanno oggi definito il valore ipotizzato troppo alto e “non giustificabile da una prospettiva finanziaria”. La fusione però, che formerebbe un agglomerato in cui si concentrerebbe circa il 17% di Mediobanca, ha raccolto scarsi consensi presso i soci esteri di Piazzetta Cuccia, che per bocca di Vincent Bolloré si sono già espressi per il mantenimento dello status quo all’interno del capitale della merchant bank. Una via d’uscita in questo caso sarebbe rappresentata dalla cessione sul mercato di parte della quota, magari in ossequio alle intese già siglate tra i membri del Patto di sindacato di Mediobanca, secondo cui sia Unicredit che Capitalia avrebbero dovuto progressivamente ridurre la propria partecipazione al di sotto del 6%.


 


Denominatore comune di una fusione tra Unicredit, Capitalia e SocGen sarebbero la Fondazione CRT (socia di UniCredito con il 4.7% e di SocGen con l’1%) e la francese Groupama, azionista di SocGen (2.97%) e Mediobanca (2.8%) e vicina al finanziere Vincent Bolloré.