Stop della crescita per Berlino, Pil scende più del previsto nel secondo trimestre

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 14/08/2014 - 08:37
Contrazione maggiore delle attese per il Pil tedesco nel secondo trimestre dell'anno. La prima economia europea ha visto il Pil scendere dello 0,2 per cento su base trimestrale tra aprile e giugno rispetto al +0,7% dei primi tre mesi del'anno (dato rivisto rispetto al +0,8% t/t comunicato in precedenza. Il consensus Bloomberg era per una contrazione di solo lo 0,1% t/t. Su base annua il Pil tedesco segna un +0,8% dal +2,5% precedente. 
Frenata dell'economia tedesca che si abbina all'analogo calo trimestrale del Pil dell'Italia, mentre la Francia oggi ha evidenziano un'altro trimestre di crescita nulla. Riscontri che alimentano le incertezze circa il rischio di un arresto della crescita per l'eurozona complice soprattutto l'effetto negativo sulla congiuntura europea della crisi Ucraina. 

Ieri l'indice Zew di agosto aveva evidenziato una forte discesa del sentiment degli investitori tedeschi. Ad agosto l'indice calcolato dall'istituto Zew, che misura le aspettative economiche in Germania, è crollato a 8,6 punti dai 27,1 punti registrati a luglio, toccando i minimi dal dicembre del 2012. Il declino, ha spiegato l'istituto, è la conseguenza delle recenti tensioni geopolitiche in Ucraina e nel Medio Oriente ed è previsto che la crescita economica in Germania sarà inferiore alle attese nel 2014. 

Per l'intero 2014 la Bundesbank vede il Pil tedesco salire dell'1,9%, previsione in linea con quella formulata il mese scorso dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi). L'istituto di Washington ha però rimarcato che il Paese dovrebbe fare più investimenti pubblici per stimolare la crescita e sostenere la zona euro in blocco. Secondo l'Fmi la Germania potrebbe investire fino allo 0,5 per cento del Pil annuo in più per i prossimi quattro anni senza violare le regole di bilancio. Opzione di maggiore spesa pubblica che non è vista benevolmente dalla Bundesbank. 
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COMMENTI

  • nacam 14/08/2014 09:32

    Inflazione e deflazione sono termini che fotografano la situazione reale solo quando vengono rilevati con estrema serietà, altrimenti diventano armi letali dell'economia in mano ai soliti smanettoni.

    Negli ultimi quattro anni, ho personalmente rilevato una lievitazione dei prezzi, specialmente in quelli alimentari, del 400% (probabilmente occultati o volutamente non rilevati dal paniere).

    Negli ultimi tempi si nota una leggera inversione dei prezzi verso il basso, e tutti percepiscono tempi di deflazione.

    I problemi sono altri: la ripartizione della ricchezza globale per una platea molto più ampia, un consumismo portato ad estremi termini di saturazione, la difesa ad oltranza del potere economico acquisito da parte di alcuni Stati (USA, Germania, ecc.), senza tener conto che la situazione si è sostanzialmente modificata.

    E allora? Sacrifici per tutti equamente ripartiti, da ottenere con tagli consistenti di emolumenti, spese politiche, ecc ecc.

    Il carico dei sacrifici non va spalmato solo sulla pelle del popolo.

    nacam