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Stop del Senato alla riforma di Wall Street, Obama “profondamente deluso”

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Fallisce al Senato il primo test della riforma di Wall Street a poche ore dall’attesa audizione dell’amministratore delegato di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein. I repubblicani hanno votato compatti per il blocco della discussione sul progetto di riforma avanzato da Chris Dodd: il voto procedurale si è infatti chiuso con 41 voti contrari e 57 favorevoli, ovvero meno dei 60 necessari per permettere l’avvio del dibattito in aula. “Sono profondamente deluso dal fatto che i repubblicani abbiano votato per bloccare la discussione”, ha commentato a caldo il presidente americano Barack Obama che, dopo aver incassato il via libera alla riforma sanitaria, ha fatto delle nuove regole per Wall Street la sua priorità. Alcuni dei senatori che hanno votato contro l’avvio del dibattito “potrebbero ritenere la loro decisione una buona strategia politica, altri potrebbero ritenere lo slittamento un’opportunità per mantenere il dibattito a porte chiuse, consentendo ai lobbysti dell’industria finanziaria di indebolire o uccidere il progetto. Gli americani non possono permetterselo”, ha spiegato Obama.


Il presidente statunitense ha rincarato la dose ricordando come “la mancanza di tutela dei consumatori e la mancanza di responsabilità a Wall Street hanno messo la nostra economia in ginocchio e causato sofferenze a milioni di americani, ora senza lavoro e senza casa”. Da qui l’invito del presidente, che domani terrà un discorso nell’Illinois proprio sulla riforma del sistema finanziario, a tornare a lavorare per il raggiungimento di un’intesa che “consentirebbe di prevenire crisi analoghe a quella sperimentata”. Subito dopo il voto i negoziatori democratici e repubblicani sono tornati a trattare alla ricerca di un accordo, che le parti sembrano comunque non ritenere lontanissimo.

I pilastri della riforma di Wall Street, che il presidente Obama vuole realizzare ad ogni costo, sono quattro: più controlli e trasparenza sugli hedge fund; più rigore per le banche nel trattare titoli derivati; creazione di una nuova authority per la protezione del consumatore di servizi legati alla finanza; introduzione di una tassa sugli istituti di credito che andrà ad alimentare un fondo per eventuali salvataggi futuri di colossi in crisi. A sostenere le posizioni di Obama si è schierato indirettamente il Fondo monetario internazionale, che ha proposto di creare una nuova imposta sugli utili delle banche. Ma gli americani sono d’accordo sulla riforma finanziaria proposta dall’amministrazione Obama? Secondo un sondaggio pubblicato ieri da Abc News e Washington Post, il 65% degli americani approva l’ipotesi di introdurre nuove regole più stringenti per banche e istituti finanziari.