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Stop ai costi fissi di ricarica per i cellulari

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Duro colpo ai conti delle  società di telefonia mobile dopo la conferma che dal 5 marzo non sarà più possibile imporre costi fissi sulle ricariche acquistate dai clienti. Prosegue dunque la linea dura verso le liberalizzazioni promossa dal ministro per lo Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, che dopo i telefonini ha messo sotto torchio anche le schede pre-pagate della revisione digitale e quelle per la connessione a internet. Il nuovo provvedimento è contenuto in un emendamento al decreto liberalizzazioni in discussione nella commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, ma non ha tardato ad alzare l’ennesimo polverone.


 

Intanto resta confermata la data del 5 marzo come giorno ultimo per l’abolizione dei costi di ricarica dei telefoni cellulari. Le telecom che operano in Italia dovranno fare a meno di una cifra di tutto rilievo, circa 1,7 miliardi di euro derivanti appunto dai costi aggiuntivi sulla ricarica delle circa 64 milioni di schede sim ricaricabili presenti sul nostro territorio. Un giro d’affari di tutto rispetto che gli analisti stimano, al netto di tutti i costi di gestione e di commissione a favore dei rivenditori, a poco meno di 1 miliardo di euro.


 


Soldi davvero facili, forse troppo secondo le associazioni dei consumatori che cantano vittoria, e che avrebbero fatto aumentare i ricavi degli operatori del 30,2% negli ultimi tre anni. Tale provvedimento metterà a rischio tra il 3 e il 6% dei ricavi dei gestori mobili italiani e una voce che assicura una marginalità superiore al 50%. Secondo un’indagine dell’Agcom, pubblicata lo scorso 22 novembre, nel 2005 il fatturato da ricariche è stato giustificato per soli 769 milioni di euro da costi effettivamente sostenuti dagli operatori. Determinante è però ritenuta l’entità della riduzione. Le compagnie telefoniche perderanno 1,7 miliardi di euro di entrate (circa il 12% del totale) e – secondo stime di Euromobiliare – per la sola Telecom Italia si tratterebbe di veder svanire ricavi per oltre 700 milioni di euro, pari a circa il 5% del margine operativo lordo e a circa il 12% dell’utile.


 


Sono rimaste dunque inascoltate le richieste degli operatori, i quali avrebbero preferito un rinvio del provvedimento. E adesso c’è chi scommette su una possibile contromossa degli operatori. Il pericolo, secondo le associazioni dei consumatori, ma anche secondo alcuni parlamentari, è quello che nei prossimi mesi ci siano rincari ingiustificati sulle tariffe proprio per compensare la stangata di Bersani.


(ha collaborato Marco Barlassina)