Stock picking: scegliere con cura senza troppe preoccupazioni per il quadro macro

Inviato da Alessandro Piu il Gio, 27/09/2012 - 14:27
Matthew Benkendorf, portfolio manager di Vontobel, è totalmente soddisfatto dei risultati ottenuti negli ultimi anni, pur in un clima non incoraggiante. E' al futuro, tuttavia, che il gestore guarda con fiducia nonostante il flusso di rilevazioni macroeconomiche indichi crescita asfittica, per i Paesi che una crescita riescono ad avere e rallentamento anche nelle economie emergenti: "Nel 2012 i nostri migliori risultati li abbiamo ottenuti in Europa, ossia nel Continente dove tutto sembrava dover andare storto. Anche guardando avanti l'Europa rimane un'opportunità interessante".

A patto come al solito di saper che pesci prendere: "Ci sono molte società che in questo momento sono sottovalutate. Hanno margini solidi e quotazioni convenienti pur avendo beneficiato del rally estivo. Il mercato con il passare del tempo riconosce le aziende di qualità e ne adegua i prezzi. Indipendentemente dal quadro macroeconomico" sottolinea Benkendorf.

Una delle aree attualmente più sottovalutate è l'Europa. L'Msci Europe mostra un rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo economico di circa 12,5. Sensibilmente più alto degli 11 punti toccati negli ultimi due mesi del 2011 ma ancora al di sotto dei livelli visti nel primo semestre 2010, tra 14 e 16 punti. Focalizzandosi sui singoli settori valutazioni convenienti si trovano nei prodotti per la casa e la cura della persona, nel comparto dei tabacchi, nell'alimentare, nel beverage. "Tutti questi settori hanno registrato una salita del rapporto prezzo/utili dai minimi ma sono ancora decisamente al di sotto dei livelli pre-crisi. Eppure i loro margini hanno continuato a crescere anche nel corso della crisi".

Selezionare settori e aziende in base a un approccio bottom-up, ossia partendo dalla base e non dalla sovrastruttura macroeconomica globale è la strategia che permetto a Benkendorf di ottenere risultati anche in uno scenario poco confortante. Il settore bancario, per esempio, è ricco di buone opportunità: "Molti gruppi finanziari hanno livelli di leverage - e quindi di rischio - sensibilmente più basso rispetto ai livelli di picco del 2008 e sono oggi molto meglio capitalizzate". Royal Bank of Scotland aveva nel 2008 una leva a 38,4x, nel 2011 questo rapporto è dimezzato. Lo stesso discorso vale per Lloyds Banking Group, da 36,7x a 21,3x. Sono molti gli esempi che si possono fare con riferimento a banche del Vecchio continente: SocGen, Deutsche Bank, Ubs, BNP Paribas. Il livello di leverage è ancora più basso Oltreoceano. Wells Fargo è passata da 12,8x del 2008 a 9,6x, JPMorgan ha una leva di 12,2x, titoli che il gestore non a caso detiene nel suo portafoglio.

Se la macroeconomia e i suoi segnali non possono essere completamente ignorati, alle volte un dato negativo può essere indicatore della vicinanza di un minimo di mercato. In effetti questi dovrebbero essere i momenti migliori per investire. L'indice di fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan, per esempio, ha toccato un minimo nel corso del 2011 per poi risalire.
COMMENTA LA NOTIZIA