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Sterlina, possibile svalutazione del 20% in caso di Brexit

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Per la maggioranza degli analisti la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, non è lo scenario centrale. Vale la pena, tuttavia, cercare di capire cosa potrebbe succedere alla sterlina in caso di addio. Se lo sono chiesti gli esperti di Goldman Sachs Economic Research

L’ultimo mese è stato difficile per la sterlina. Da novembre la valuta britannica si è indebolita di circa 8 punti percentuali su base ponderata. Più di una ragione è alla base di della svalutazione: la Bank of England è diventata più accomodante, la delusione della Bce a dicembre, il rialzo dei tassi della Fed, il rallentamento cinese e, ultimo ma non ultimo, la Brexit. Anche un addio della Gran Bretagna all’Unione europea non è, attualmente, lo scenario centrale per la maggior parte degli analisti, a Goldman Sachs hanno iniziato a chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze per la sterlina. 

Un improvvisa e completa interruzione degli afflussi di capitale in riposta all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione – spiega il report – potrebbe provocare una svalutazione della sterlina del 15-20%. Finora la discesa della valuta britannica è coerente con la discesa dei tassi di interesse nel Regno Unito e con il contesto di rischio globale, ma qualche segnale di un effetto Brexit sta emergendo. Ciò nonostante il nostro scenario base non prevede la separazione. In questo caso la forza del ciclo economico dovrebbe riportare il cambio euro/sterlina a 0,70 e a 0,68 nei dodici mesi. Per il cambio sterlina/dollaro prevediamo invece un approdo a 1,40.

Dove la Gran Bretagna non è così grande

È stato Mark Carney, il governatore della Bank of England, l’ultimo a puntare il dito contro il deficit britannico, attualmente al 3,7%. È migliorato, ma non abbastanza. “Un voto a favore dell’uscita dall’Unione europea aumenterebbe l’incertezza e peserebbe sullo scenario della Gran Bretagna, sollevando preoccupazioni negli investitori esteri che potrebbero, potenzialmente, interrompere i flussi di capitale verso il Regno Unito”. Quel flusso che, utilizzando le parole dello stesso presidente della BoE, “gli investitori gentilmente forniscono al nostro paese. Se ipotizziamo – prosegue il documento – una riduzione a zero dell’attuale deficit attraverso il tasso di cambio (invece che ricorrendo alla domanda domestica), secondo le stime il ribasso della sterlina dovrebbe essere del 15-20%. Se tale svalutazione fosse uniforme su tutte le coppie valutarie, ciò porterebbe il cable (sterlina/dollaro Usa) a 1,15-1,20 e l’euro/sterlina intorno a 0,90-0,95. Il movimento potrebbe essere più limitato se ci fosse un ampio aggiustamento della domanda domestica. In ogni caso anche con un declino del 2% della domanda domestica la svalutazione della sterlina necessaria a chiudere il deficit sarebbe intorno al 15%”.