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Sterlina ancora in frenata, pesano i richiami delle agenzie di rating

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L’incertezza pre elettorale e i richiami delle agenzie di rating sulla gestione dei conti pubblici stanno spingendo la sterlina ancora sotto gli 1,50 dollari, precisamente a 1,489 presso i minimi da 10 mesi. Sullo sfondo resta la crisi greca e le inquietudini per le finanze pubbliche di altri Paesi europei, come Spagna, Francia e Portogallo. Ieri Fitch ha messo in guardia la Gran Bretagna chiedendo misure di rientro del deficit più credibili, altrimenti Londra potrebbe vedersi sfilare il rating Aaa. Per il Regno Unito, infatti, il profilo di credito si è fortemente deteriorato nel corso della crisi finanziaria anche se, a detta di Fitch, resta entro limiti tollerabili per la tripla A.


Le autorità monetarie britanniche si trovano a fronteggiare una decisione cruciale: come e quando ridurre le misure straordinarie di sostegno al sistema bancario. Secondo Moody’s le misure straordinarie introdotte durante la crisi creditizia devono ora rientrare gradualmente, ma il governo deve muoversi con molta cautela. “Il crescente debito pubblico impedisce al governo di affrontare altri eventuali salvataggi bancari, senza indebolire il proprio profilo creditizio e aumentare le tasse”, sottolinea il rapporto dell’agenzia di rating, aggiungendo che “è vitale che allo stesso tempo non venga meno la fiducia nel sistema finanziario”. Moody’s inizierà ora ad eliminare la componente “straordinaria” incorporata, durante la crisi, nei rating di molti debiti senior e depositi che potrebbero subire dei declassamenti, se gli istituti non si saranno adeguatamente rafforzati. Il supporto del governo potrebbe quindi essere tolto più velocemente agli istituti più piccoli e successivamente alle grandi banche.

A pesare sulla sterlina è anche il clima di incertezza politica che aleggia su Londra in vista delle elezioni. I sondaggi di questo fine settimana hanno confermato le rilevazioni precedenti, è cioè un testa a testa tra conservatori e laburisti nei seggi chiave del Regno Unito. I Tory di David Cameron, stando a questi risultati, non avrebbero quindi sfondato in quei collegi che in base al sistema elettorale britannico (maggioritario secco) sono fondamentali per ottenere una chiara maggioranza in Parlamento. Le elezioni, insomma, sono tutt’altro che decise e lo spettro di un “hung Parliamnet” si fa sempre più concreta. 


Infine, questa mattina, la produzione industriale britannica ha subito un calo inatteso a gennaio, cedendo lo 0,4% su dicembre contro un consensus degli analisti che vedeva un incremento dello 0,3%. Si tratta della maggiore flessione su base mensile dall’agosto dello scorso anno. L’andamento di gennaio segue un dicembre particolarmente buono (+0,9% su novembre) e arriva al termine di un mese segnato da condizioni climatiche particolarmente pesanti.

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