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Stati Uniti: payrolls sotto le stime ad agosto, appuntamento a fine anno per la stretta della Fed?

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Indicazioni sotto le stime quelle arrivate dal mercato del lavoro della prima economia. Ad agosto il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls) ha evidenziato un incremento di 151 mila unità, circa 30 mila in meno rispetto alle stime. Con le revisioni del mese di luglio (da 255 a 275 mila) e giugno (da 292 a 271 mila), la media degli ultimi tre mesi si conferma sopra la soglia delle 200 mila unità attestandosi a 232 mila.

Indicazioni deludenti, ma in questo caso la portata del dato è decisamente inferiore, anche dal tasso di disoccupazione, confermatosi al 4,9% (consenso 4,8%).  L’aggregato U-6, che al tasso di disoccupazione “classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time, il mese scorso si è attestato al 9,7%, in linea con la precedente rilevazione e lo 0,6%  in meno nel confronto annuo.

Nonostante la Federal Reserve abbia più volte rimarcato che un singolo dato non cambia la valutazione sull’andamento della prima economia, il saldo delle payrolls è uno degli indicatori maggiormente tenuti in considerazione dalla Banca centrale. Il dato di agosto lascia il mercato nell’incertezza poiché, alla luce delle recenti esternazioni di importanti membri della Fed, un risultato decisamente migliore delle stime avrebbe potuto spingere il board a rompere gli indugi e a varare un nuovo incremento dei tassi nel meeting in calendario il 20-21 settembre.

Al 34 e al 39,7 per cento prima della pubblicazione dei dati, le probabilità di una stretta nelle riunioni in calendario a settembre e novembre attualmente si attesta al 26 e al 33,9%. La data più probabile resta quella di dicembre, quando un innalzamento del tasso sui Fed Funds è visto al 57,2% (dal 59,8%).

“Crediamo che il dato odierno contribuisca a scacciare gli ultimi dubbi (per chi ne avesse) sul rialzo nella prossima riunione Fed del 20-21 settembre, ma non scalfisce le attese di un rialzo a fine anno”, ha commentato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG.

“Il report non sostiene l’ipotesi di un incremento dei tassi a settembre e probabilmente è in linea con la nostra view di una stretta nel primo trimestre 2017”, ha rilevato James Knightley, economista senior di ING. Ma, allo stesso tempo, continua l’esperto, “un numero crescente di membri della Fed si è detto disponibile ad innalzare il costo del denaro […] e questo ci dice che un intervento a dicembre non può essere escluso”.

Particolarmente importante per la Banca centrale, perché direttamente correlato con la dinamica dei prezzi al consumo, l’andamento delle retribuzioni, salite il mese scorso dello 0,1% mensile, la metà del consenso (2,4% per l’indice annuo). “Alla luce dei miglioramenti del mercato del lavoro -continua Knightley – avevamo sperato in un’accelerazione. Nonostante questo, ci sono elementi che suggeriscono che chi cambia lavoro riesce ad ottenere retribuzioni maggiori e questo nel tempo dovrebbe tradursi in un incremento dei salari per quelle aziende interessate a trattenere la forza lavoro”.

Segno più per Wall Street e oro
Stando all’andamento dei future sugli indici a stelle e strisce (+0,36% per quello sul Dow, +0,35% nel caso dello S&P500 e +0,45% per il Nasdaq), la seduta a Wall Street dovrebbe partire sopra la parità. Sul valutario l’indice del dollaro non fa segnare variazioni di rilievo mentre, tra le commodity, il future sull’oro sale di 9 a 1.326 dollari l’oncia.