Squinzi: senza riforme concrete rischio di una lunga stagnazione, Nord sull’orlo del baratro

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L’obiettivo deve ora essere uno solo: tornare a crescere. Lo ha detto Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, durante il suo intervento all’assemblea annuale dell’istituto di viale dell’Astronomia nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, aggiungendo che il grande impegno comune ora è fare una nuova Italia, europea, moderna e aperta. Per tornare a produrre più benessere il Paese, ha aggiunto Squinzi, deve fare leva sulla sua risorsa più importante: la vocazione industriale in tutte le sue declinazioni. Le riforme non sono più rinviabili, ha poi proseguito il numero uno di Confindustria, a cominciare dalla riforma elettorale, assicurando che se questo sarà il governo della crescita è pronto a sostenerlo con tutte le forze. La questione della crescita per il presidente va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, sulla produttività e sulle regole e in particolare sul cuneo fiscale, che nel 2012 è stato oltre il 53% del costo del lavoro, tra i più elevati nell’area Ocse.

Pil tornato ai livelli del 2000. Senza interventi rischio di un’economia stagnante a lungo
La mancanza del lavoro è la madre di ogni male sociale, va affrontata in maniera strutturale e con equilibrio, intervenendo sul costo, produttività e regole. Il numero uno di Viale dell’Astronomia ha poi snocciolato i conti della crisi che ha provocato danni gravissimi: tra il 2007 e il 2013 il Pil italiano è sceso di oltre l’8% ed è tornato ai livelli del 2000. Nessun altro paese dell’Eurozona, ha spiegato Squinzi, sta vivendo una simile caduta, con l’eccezione della Grecia. La produzione, ha poi aggiunto, è crollata del 25%, in alcuni settori di oltre il 40%, aggiungendo che negli ultimi cinque anni oltre 70 mila imprese manifatturiere hanno cessato l’attività. Il presidente ha poi posto l’accento sul fatto che Confindustria da tempo insiste per misure concrete per l’aumento del tasso di crescita e dell’occupazione. Senza interventi decisi e concreti, avverte Squinzi, la crescita non supererà per molto tempo lo 0,5% annuo, del tutto insufficiente a creare lavoro e a risollevare i destini di tantissime imprese.

Debiti Pa manovra inattesa. taglio prestiti peggiore dal dopoguerra
Abbiamo 40 miliardi da recuperare al più presto e siamo al lavoro sull’intero debito della Pubblica Amministrazione, ha detto Squinzi a proposito dei pagamenti della Pa verso le imprese, aggiungendo che si tratta di una vera e propria manovra finanziaria per le imprese, inattesa e che molti davano per persa. Per il presidente non è perfetta e per questo a dato il proprio impegno a migliorarla. Ma avverte: se per qualche ragione il credito venisse usato per altri fini, chi ci governa sappia che il rapporto con imprenditori sarà compromesso irreparabilmente. Il numero uno di Viale dell’Astronomia ha poi denunciato che negli ultimi 18 mesi lo stock dei prestiti erogati alle imprese è calato di 50 miliardi. Un taglio senza precedenti nel dopoguerra, sottolineando come quasi un terzo delle imprese ha liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Per Squinzi poi è necessario contrastare la terza ondata di credit crunch. Per questo guarda con interesse e attesa alle misure annunciate dalla Bce per sbloccare il mercato del credito.

Nord sull’orlo del baratro
Il Nord è sull’orlo di un baratro che trascinerebbe tutto il nostro Paese indietro di mezzo secolo
, escludendolo dal contesto europeo che conta. E’ l’allarmante dichiarazione di Squinzi e aggiunge che per tornare al nord trainante le vie sono credito, fisco, giustizia, semplificazione, infrastrutture e uno stato amico. A causa delle sue debolezza strutturali, ha proseguito, il Mezzogiorno resta una parte del Paese in cui lo sforzo per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione assume le caratteristiche di una vera e propria sfida per la sopravvivenza.