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Squilibri finanziari, Alcune “bolle” si aggirano nei settori e nelle economie

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Con il senno di poi sarebbe bastato un rapido sguardo alla dinamica del credito per capire che l’economia globale nel 2008 stava andando incontro a una crisi. “Un ampio e sostenuto incremento dall’indebitamento nei mercati sviluppati aveva messo le basi per la grave crisi che ne seguì”, spiega Jeremy Lawson, Capo Economista di Standard Life Investments. Ma qual è l’intonazione del ciclo attuale? Nel complesso i mercati sviluppati hanno subito una correzione rispetto agli eccessi passati, con un calo dell’indebitamento delle imprese e delle famiglie, che più di recente si è stabilizzato. Il ciclo dei mercati emergenti è stato invece in qualche modo fuori sincrono. “I ben noti squilibri del credito in Cina continuano a crescere – conferma Lawson – Anche escludendo la Cina, le economie emergenti hanno aumentato il proprio indebitamento dalla crisi in poi, anche se la crescita del credito è calata negli ultimi anni. Nonostante ciò, vi sono alcuni segnali di un aumento diffuso degli squilibri finanziari nell’economia globale, analogamente a quanto si vide nella prima metà degli anni 2000”.
 
Finanziamenti auto e credito al consumo sotto i riflettori
 
Sebbene la stampa inondi i lettori di un (anche se cauto) ottimismo economico, ci sono – secondo lo strategist – un paio di caveat da prendere in considerazione. In primo luogo, quando ci allontaniamo dai dati aggregati, si individuano “sacche di calore” che si insinuano in determinati settori ed economie. “Negli Stati Uniti abbiamo rilevato un aumento dei prestiti sugli autoveicoli, mentre nel Regno Unito è il credito al consumo più ampio ad aver subito un’accelerazione – spiega Lawson – Tuttavia, i policymaker possono essere confortati dal fatto che queste esposizioni sono molto ridotte rispetto agli eccessi del mercato immobiliare che hanno preceduto la crisi finanziaria”. Se questo è vero, nel complesso si rileva però un incremento dell’esposizione in alcune economie minori, come l’Australia, la Nuova Zelanda, la Svezia, la Norvegia, la Corea e la Svizzera. “In tutti questi Paesi abbiamo visto un dibattito attivo sulla possibile risposta della politica a questa situazione”, dice lo strategist. In generale il consensus sembra puntare sul fatto che la politica macroprudenziale costituisca la prima linea di difesa, permettendo alla politica monetaria di sostenere l’economia più ampia. Tuttavia, secondo Lawson, c’è ancora il nervosismo circa l’efficacia di questo approccio politico. Il secondo caveat si riferisce al fatto che, benché l’indebitamento non sia aumentato, rimane comunque elevato in molte economie. “Gli alti livelli di indebitamento possono pesare sulla crescita a causa di investimenti e consumi inferiori; possono aumentare il rischio e la gravità delle crisi future; e infine possono rendere l’economia più sensibile ai tassi di interesse in aumento”, spiega Lawson. Che conclude: “Le Banche centrali dovranno valutare con attenzione tutti questi problemi quando cercheranno di eliminare le politiche accomodanti nel corso dei prossimi anni”.