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Spread su a 175 punti base. Ma Draghi precisa: “compito Bce non è difendere tassi bond periferici”

Il numero uno della Banca centrale europea in audizione alla Commissione sugli Affari economici e monetari.

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“Il nostro compito non è quello di difendere i rendimenti dei titoli di stato dei paesi periferici, ma quello di assicurare la stabilità dei prezzi, dunque il raggiungimento dell’inflazione al target della Bce, di poco inferiore al 2%”. E’ quanto ha detto Mario Draghi, nel corso di un’audizione alla Commissione degli Affari economici e monetari del Parlamento europeo.

E’ prematuro chiedersi quale possa essere l’effetto di una modifica dei tassi di interesse sui rendimenti dei bond dei paesi periferici”, ha puntualizzato il banchiere centrale, sottolineando come sia altrettanto prematuro parlare di quanto potrebbe essere deciso nel prossimo meeting della Bce, in calendario nel mese di ottobre.

Nell’ultimo meeting di settembre, Draghi aveva di fatto preannunciato che nel meeting di ottobre la Bce avrebbe indicato eventuali modifiche al piano di Quantitative easing. Alta è l’attesa degli operatori, che si chiedono quando il programma di acquisto di bond sovrani e di corporate bond dell’Eurozona inizierà a essere ridotto.

Con i suoi acquisti di titoli di stato, il QE ha indubbiamente zavorrato i rendimenti, che sono rimasti sotto controllo dopo la crisi esplosa cinque anni fa.

Nel caso dell’Italia, si parla tuttora di uno scudo sui BTP riferendosi al piano di Quantitative easing, in quanto i bond italiani – come quelli di altri paesi – sono stati in questo modo protetti da eventuali attacchi speculativi.

Si teme di conseguenza quale potrebbe essere la conseguenza di un ritiro, seppur graduale, di tali misure, sul mercato dei BTP e, in generale, dei titoli sovrani dei paesi che fanno fronte ad elevati livelli del debito.

Proprio oggi, tra l’altro, come conseguenza diretta dell’incertezza provocata dall’esito delle elezioni in Germania, lo spread BTP-Bund a 10 anni rialza la testa in modo sostenuto, salendo di oltre +2%, oltre i 175 punti base, a fronte di tassi decennali sui BTP che balzano al 2,17%.

L’avversione al rischio porta gli investitori a rifugiarsi sui Bund tedeschi, tanto che i tassi decennali segnano una flessione superiore a -7%, allo 0,41%.

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