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Spread: nel 2012 il mercato è tornato ad apprezzare l’Italia e non la Spagna

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Non passa giorno che la parola spread non riecheggi in Tv, radio o nei discorsi di economisti, analisti e politici. Il termine è ormai entrato nel vocabolario quotidiano delle persone comuni, anche quelle più lontane dal mondo della finanza. Con questo termine si indica generalmente e tacitamente il differenziale tra il rendimento del titolo decennale italiano con l’omologo tedesco. Meno immediato invece associare la parola spread ai Titoli di Stato di Italia e Spagna. Eppure anche in questo caso il differenziale esiste, è monitorato dagli investitori e sintetizza chiaramente le aspettative del mercato verso l’una e l’altra economia.
E le indicazioni, a poche settimane dalla conclusione del 2012, fanno emergere una tendenza che, seppur passata sottotraccia ai più, è emblematica: pur tra mille difficoltà e sfide poste dalla crisi, da gennaio in poi il mercato ha cambiato atteggiamento nei confronti dell’Italia. Il Belpaese è sì uno degli osservati speciali dell’Europa in crisi, tuttavia il clima appare più sereno a Roma che a Madrid.
In attesa di capire se la Spagna si deciderà o meno a chiedere gli aiuti all’Unione Europea, il Paese iberico in questi mesi ha pagato a caro prezzo la scarsa chiarezza sullo stato delle finanze pubbliche delle regioni, la necessità di procedere a corpose ricapitalizzazioni del proprio comparto bancario e i fondamentali economici, presenti e futuri. La disoccupazione ha sfondato la soglia del 25%, il Pil alla fine dell’anno dovrebbe segnare una flessione dell’1,5%. E lo scenario a venire non appare di certo roseo: le ultime stime di Fitch parlano di un ulteriore discesa del Prodotto interno lordo dell’1,5% nel 2013. Identico il consensus mediano degli analisti elaborato da Bloomberg. Per gli economisti delle banche d’affari, il semestre più duro dovrebbe essere quello iniziato a fine settembre: le stime mediane per il quarto trimestre del 2012 sono per una contrazione trimestre su trimestre del 2,05%, quelle per il primo del 2013 del 2,1%.
In questo contesto, il mercato ha premiato l’Italia richiedendo invece alla Spagna un premio significativo per il rischio Paese. Questo nonostante rimanga pur sempre valida la possibilità di intervento sul mercato secondario della Bce tramite il piano Omt. Da inizio novembre lo spread è volato dai 57 punti del 31 ottobre ai quasi 100 del 16 novembre. I massimi storici toccati a 109 punti il 25 luglio di quest’anno sono ormai prossimi.
L’analisi dell’andamento del differenziale dei titoli decennali dei due Paesi dal inizio maggio 2010, ossia all’inizio della crisi greca, è emblematico per capire il sentiment del mercato nei confronti dei due principali Paesi periferici dell’Eurozona. Se il 30 aprile di due anni fa il costo di finanziamento di Roma e Madrid sul mercato secondario era praticamente identico, 4% per i Btp e 4,0239% per i titoli spagnoli, nei mesi seguenti la speculazione aveva subito messo sotto pressione la Spagna piuttosto che l’Italia. Già il 16 giugno del 2010 lo spread Italia/Spagna si era allargato fino a 84 punti a favore del Belpaese, con i Btp che prezzavano sul secondario un tasso del 4,0355% e i Bonos iberici il 4,8756%.
Questa tendenza favorevole all’Italia è proseguita fino alla fine di giugno del 2011. Successivamente le preoccupazioni sulla stabilità politica del Paese, gli attacchi speculativi diretti verso il sistema finanziario italiano e la più generale mancanza di fiducia da parte degli investitori globali nei confronti dell’Eurozona hanno invertito il trend. Pur con tassi di interesse in continua salita per entrambi i Paesi, il differenziale toccò il suo punto più sfavorevole per l’Italia proprio in occasione dell’ultima seduta di Borsa del 2011. Quel giorno lo spread era di ben 195,77 punti a favore della Spagna: i Bonos prezzavano un rendimento del 4,9919%, i Btp del 6,9496%.
Il 2012 dunque ha segnato un ritorno di fiducia degli investitori nei confronti della tanto bistrattata Italia mentre sulla Spagna le nuvole si sono fatte dense. Il tasso prezzato sul mercato secondario dal Btp italiano è infatti tornato in questi mesi quasi nella “norma” storica, al 16 novembre è del 4,8653%. Quello spagnolo invece sembra aver strutturalmente cambiato livello, con il rendimento che lambisce il 5,85%. E la tendenza negativa che si respira nei confronti della Spagna potrebbe portare i Bonos velocemente sopra il 6%.
Forse anche per questo Madrid ha annunciato oggi che lunedì collocherà sul mercato titoli di Stato con scadenze ottobre 2015, luglio 2017 e aprile 2021 per un ammontare prossimo ai 3 miliardi di euro. La Spagna ha già raggiunto il target di finanziamento per il 2012, le prossime aste sembrano una sorta di pre-funding per il 2013 utile a evitare che la prosecuzione dell’allargamento dello spread vada a creare ulteriori pressioni sul costo del finanziamento e a sottrarre ulteriori risorse alla già deboli casse di Madrid.