La spirale infernale di debito, austerity e recessione in un'economia integrata

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 05/12/2011 - 12:38
Uno dei grandi malati dell'Eurozona, l'Italia, ha cercato di convincere gli investitori internazionali circa la bontà delle riforme in atto sul sistema economico italiano con il varo anticipato al fine settimana della finanziaria targata Mario Draghi. Per le sorti dell'euro uno degli appunti cruciali per il suo futuro e per la sua stessa sopravvivenza è in programma per l'8-9 dicembre, quando i leader dei Paesi europei si troveranno a discutere su come uscire dalla crisi di fiducia che sta attanagliando da mesi i mercati finanziari. Si tratta di una delle ultime possibilità che i capi di Stato del Vecchio Continente hanno per dare una risposta decisa e unitaria. Anche perché se ora la speculazione ha colpito duramente Paesi come Italia e Spagna, i prossimi target appaiono la Francia e la stessa Germania.

Dopo che le numerose riunioni dei responsabili politici europei andate a vuoto hanno portato al limite di un precipizio l'euro e le economie di diversi Stati dell'area euro, ora, come evidenziato da Jacques Tebeka, Director of long only funds of funds di Edmond de Rothschild Investment Managers, l'attuale crisi dell'euro e del debito sovrano ha diverse sfaccettature.

"All'interno dell'attuale sistema integrato vi sono da un lato Stati che hanno visto peggiorare la loro competitività e il loro disavanzo delle partite correnti, dall'altro le tensioni si sono allargate al sistema bancario tradizionalmente in prima linea a causa degli ingenti impieghi destinati al finanziamento dei Governi", evidenzia nelle prime battute il gestore secondo cui la crisi ha inevitabilmente colpito "anche l'arena politica e istituzionale".

Dallo scoppio della crisi dei mutui sub prime nel 2008, i Governi hanno introdotto misure di austerità per tenere a freno all'indebitamento tuttavia "questa strategia non può essere l'unica risposta politica se non altro perché alti livelli di debito pubblico e recessione economica impediscono agli esecutivi di elaborare soluzioni in grado di trovare l'approvazione dei mercati". Il caso greco è un esempio lampante.

Vi è inoltre un aspetto di non secondaria importanza da non sottovalutare: misure di austerità come aumento delle tasse e tagli alla spesa vanno a colpire direttamente la crescita, appesantendo ulteriormente le prospettive di rilancio delle economie dei Paesi interessati a questi provvedimenti.

"Nella migliore delle ipotesi, questa spazzerà via gli sforzi per ripulire debito" incalza a riguardo Jacques Tebeka secondo cui "nel peggiore dei casi, il rapporto debito/ Pil potrebbe peggiorare ulteriormente".

In questo secondo caso si verrebbe a creare un circolo vizioso, una spirale, infernale. Anche perché il recente balzo degli spread e dei tassi di finanziamento degli Stati ha raggiunto livelli al limite dell'insostenibilità. Talvolta in modo anche inappropriato, come il rendimento dei titoli di Stato francesi che ai valori attuali "non rispecchiano il suo rating AAA".

"Questo può portare nei Paesi che inizialmente avevano solo una crisi di liquidità all'insolvenza in scia all'esplosione del costo del debito" sostiene il manager di Edmond de Rothschild Investment calcolando come per esempio "un aumento di 20 punti base dei rendimenti dei titoli di Stato francesi senza un aumento della crescita, aggiunge 2 miliardi di euro a carico di debito della Francia".

Quello che sembra allarmante in questo momento è che è difficile sopravvalutare i rischi in atto. Oltre a possibili disordini sociali, in caso di un'improvvisa uscita di un Paese membro dell'euro dalla moneta unica europea porterebbe "a un contagio oltre la stessa zona dell'Europa centrale e orientale e la Turchia". Né si può escludere un crollo dell'Unione monetaria, anche se è difficile determinare quale fattore potrebbe agire da fattore scatenante.

Ma quindi, cosa andrà monitorato con particolare attenzione nelle prossime settimane? Indubbiamente la riunione del 9 dicembre del Consiglio europeo rappresenta una tappa fondamentale, tuttavia "le due aste dell'Italia, in programma a fine gennaio per un controvalore da 33 miliardi di euro e quella del mese successivo da 43 miliardi, saranno il maggior catalizzatore di interesse per i mercati insieme al mancato raggiungimento da parte della Troika di un accordo e all'eventuale perdita della Francia della sua tripla A".

Un'altra certezza che trova allineati i pensieri degli analisti di tutto il mondo è che non vi è più tempo da perdere: un'azione deve essere presa rapidamente, anche perché più il tempo passa più la situazione diventa dura da gestire.

La prima mossa riguarda il ruolo della Bce, anche perché la crisi si è spinta a mettere sotto pressione non solo gli stati periferici ma ora sta colpendo i Big dell'area euro. "La Bce potrebbe svolgere un ruolo chiave agendo di fatto come prestatore di ultima istanza", ritiene opportuno Tebeka ricordando come l'istituto capitanato da Mario Draghi pur non avendo il mandat, "una mossa in questa direzione è indispensabile".

La mossa della Banca centrale sarebbe tuttavia per il gestore necessaria ma non sufficiente in quanto andrebbe accompagnata da una revisione a lungo termine della struttura di governance istituzionale dell'Eurozona, con "una riduzione della sovranità dei Paesi membri e trasferimento del potere ad un organismo sovranazionale". Questo trasferimento di sovranità potrebbe venire con il potere di sanzionare i Paesi che non rispettano i criteri di Maastricht, nel tentativo di costringerli a tornare all'ortodossia di bilancio e garantire l'armonizzazione dei profili di rischio per ogni paese della zona euro.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore
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