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Spettro bail-in si allontana? Per Bce banche venete solvibili, ma il conto sale: servono 6,4 miliardi

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Imminente è il verdetto della Bce e della Commissione europea sulle sorti delle banche venete: indiscrezioni stampa riportano l’incontro, a Bruxelles, tra la Vigilanza della banca centrale europea, i funzionari Ue, del Tesoro e di Bankitalia, per affrontare il nodo degli istituti che, senza un salvataggio con soldi pubblici, rischiano il bail-in.

La risposta alla richiesta di ricapitalizzazione precauzionale avanzata dalle due banche dovrebbe arrivare tra qualche settimana ma la Bce avrebbe “espresso un giudizio positivo sulla solvibilità dei due istituti”,. Il salvataggio, dunque, potrebbe essere più vicino, dal momento che la solvibilità è un requisito sine qua non per l’ok al ricorso ai fondi pubblici.

Alcune stesse fonti del Ministero delle Finanze parlano di un incontro “positivo”.

E’ stato inoltre uno stesso portavoce della Commissione a descrivere l’incontro di ieri, con trattative che si sono confermate “costruttive”, in attesa di una possibile soluzione “nelle prossime settimane”.  

Tuttavia, arrivano alcune indiscrezioni di Bloomberg, secondo cui il fabbisogno di capitale di Veneto Banca e Popolare di Vicenza sarebbe superiore ai 5 miliardi di euro stimati, e pari a 6,4 miliardi. Stando a quanto riporta Bloomberg, la Bce avrebbe identificato le necessità di nuovo capitale sulla base dei risultati degli stress test dei due istituti e di altre valutazioni, e avrebbe di conseguenza informato il Tesoro italiano sull’esito delle sue rilevazioni.

Il portavoce della Commissione ha precisato comunque in una nota successiva all’incontro:

“Tutte le parti interessate si sono sedute attorno al tavolo con l’obiettivo di arrivare a una soluzione comune che sia efficiente, sostenibile e nell’interesse della stabilità finanziaria. Siamo fiduciosi che una soluzione su queste basi possa essere trovata nelle prossime settimane”.

Intanto Veneto Banca rende noti i risultati di bilancio, che certificano una perdita di 1,5 miliardi nel 2016.

Il buco dei conti cresce, dal momento che nel 2015 la perdita era stata inferiore, pari a 881,9 milioni. Pesano le rettifiche di valore sui crediti e su altre attività, pari a 1,3 miliardi quasi di euro: un balzo di quasi +59% rispetto agli 814 milioni del 2015. Nello specifico, le rettifiche sui crediti sono balzate nel 2015 a 1.288 milioni di euro, rispetto agli 807 milioni a fine 2015). Veneto Banca è stata costretta, inoltre, a triplicare gli accantonamenti a fondi rischi e oneri, a 433,6 milioni di euro.  E la raccolta diretta dello scorso anno scende del 17,8%.

“Il calo ha riflesso sia la significativa riduzione delle masse intermediate con la clientela (circa -12,7 miliardi di euro, pari a -17,2%) che hanno impattato i ricavi “core” della banca, sia la presenza di componenti straordinarie negative (svalutazione attività finanziarie)”, si legge in una nota di Veneto Banca.

A questo punto, l’Italia attende le comunicazioni finali delle autorità europee. Arriva intanto il rapporto dell’Eba, l’autorità bancaria europea: Nel suo Risk Dashboard, report periodico che pubblica ogni tre mesi, e in cui fa il punto della situazione dei rischi che incombono sulle banche dell’Unione europea, viene riconosciuto il miglioramento dei requisiti patrimoniali, con il CET 1 – common equity tier 1) che nel quarto trimestre del 2016 ha testato nuovi massimi, salendo di 20 punti base al 14,2%.

Il ratio dei crediti deteriorati (NPL-Non-performing loans) si è attestato al 5,1%, 30 punti base al di sotto dei livelli del terzo trimestre del 2016 e suggerisce che “gli sforzi di supervisione stanno dando frutti, sebbene lentamente”.

Tuttavia, le banche italiane si confermano ancora una volta osservate speciali, con il Cet1 ratio che, nell’ultimo trimestre del 2016, scende dall’11,9% al 10,4%.

Nel comunicato dell’Eba si legge tuttavia che, per tutte le banche Ue, un problema è rappresentato dalla redditività, che rimane sotto pressione, come confermato dal RoE annualizzato, sceso al livello minimo record del 3,3%, 2,1 punti percentuali al di sotto del valore del terzo trimestre.