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Speranze affossate, Ue rettifica: nessuna apertura a risarcimento azionisti banche venete

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La speranza è durata il tempo di qualche ora. I risparmiatori coinvolti nella vicenda delle banche venete Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca avevano ascoltato con non poco interesse la notizia relativa alle dichiarazioni di Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza. Dichiarazioni che avevano lasciato intendere una possibile apertura dell’Unione europea al risarcimento anche degli azionisti, nel caso in cui fossero anch’essi caduti vittime del misselling, ovvero di vendita impropria delle azioni. Evidentemente c’è stato un misunderstanding, anche se le parole di Vestager erano state piuttosto chiare. Così aveva detto la funzionaria, nel corso di una conferenza stampa:

“Dobbiamo essere sicuri che i consumatori possano essere risarciti in caso di misselling: per esempio, se un cliente si reca in una banca e desidera mettere i propri risparmi o la propria pensione al sicuro, e crede di averlo fatto presso un conto di risparmio, non avendo invece compreso di essere diventato proprietario di una piccola parte dell’istituto, in questo caso non si rende conto di far fronte a un rischio decisamente più alto: quello del bail-in“. In questi casi, visto che “i clienti sono stati vittime di vendite abusive, la compensazione può avvenire in modo anche più diretto”.

E invece no. O, almeno, non per gli azionisti che, in base alla procedura del bail-in, sono i primi che devono accollarsi le perdite di una banca sull’orlo del crac. La rettifica è arrivata con la precisazione della portavoce di Vestager:

“Le banche hanno diversi modi per compensare i detentori delle obbligazioni bancarie per il danno che hanno sofferto a causa delle vendite abusive”. La rettifica è chiara: il riferimento è ai detentori delle obbligazioni, non delle azioni.

Ancora, la portavoce: “la responsabilità di proporre una soluzione nei casi di misselling – ovvero di vendite abusive – è di chi ha venduto gli stessi prodotti (le obbligazioni), dunque delle banche”. Per evitare ulteriori fraintendimenti, “la Commissione non può commentare sulla situazione specifica di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza“.

Nel comunicato con cui la portavoce della commissaria Ue Antitrust ha spiegato l’equivoco, si fa riferimento ora ai “retail bondholders”, ovvero agli obbligazionisti retail. Le due parole sono andate a sostituire quelle decisamente più vaghe di “retail investors”, ovvero investitori retail, che era stata proferita da Vestager e che aveva dato speranze anche agli azionisti.

Intanto, prosegue l’offerta annunciata lo scorso 9 gennaio da entrambe le banche venete volta a compensare i 169.000 azionisti scottati dalle perdite del titolo, azionisti che vengono tristemente definiti “azzerati”. L’offerta propone un rimborso di 9 euro per azione o il 15% del prezzo di acquisto. A

tal proposito, in una nota Banca Popolare di Vicenza ha annunciato l’apertura straordinaria delle sue filiali nei giorni sabato 11 e 18 marzo, per consentire ai soci che sono interessati di aderire alla proposta. Nel comunicato si rende noto che la banca terrà aperti 100 sportelli, nelle regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Toscana.

D’altronde, le adesioni alla proposta sono lontane dal raggiungere la soglia prevista dell’80%.  E la stessa mancata adesione potrebbe portare i due istituti a un inevitabile bail-in; in caso di mancato raggiungimento della soglia, Bpvi e Veneto Banche potrebbero essere infatti costrette ad operare una maxi svalutazione, che avrebbe non poche conseguenze negative sui bilanci e sui quei coefficienti patrimoniali che le banche sono chiamate a rispettare dalla Bce.

Lo spettro bail-in è riapparso qualche giorno fa, con l’allarme lanciato da Axel Finsterbush, strategist di JP Morgan, che ha invitato i risparmiatori a liberarsi dei bond senior degli istituti, mostrandosi molto scettico riguardo alla possibilità che l’Ue dia il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale per le due banche.