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Spending Review: ecco il piano di Cottarelli. Tagli a politica, difesa e trasporti

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E’ finalmente arrivato il piano di tagli predisposto da Carlo Cottarelli, nell’ambito della riorganizzazione della spesa pubblica che dovrebbe portare a consistenti risparmi in grado di incidere in maniera strutturale sul debito pubblico del nostro Paese. A regime l’intervento complessivo triennale è pari a 33,9 miliardi di euro. La cosiddetta “Spending Review”, consegnata dal commissario straordinario e anticipata da alcuni organi di stampa, prevede una serie di tagli che dovrebbero interessare in particolare i costi della politica, il settore della Difesa, i trasporti e le pensioni.

Solo per l’anno in corso, le proposte in questione dovrebbero prevedere risparmi per un ammontare complessivo di 3 miliardi di euro, con una serie di sforbiciate anche dolorose per i costi sociali che comporterebbero. Va peraltro precisato che per quanto concerne alcune voci, come le pensioni, per le quali sarebbe previsto un contributo speciale di 1,4 miliardi di euro, il premier Renzi ha già assicurato che non ci saranno interventi.

Nel’elenco consegnato da Cottarelli, i risparmi più consistenti arriverebbero dall'”efficientamento diretto”, ovvero una serie di provvedimenti sui beni e servizi (800 milioni), riduzione del numero dei dirigenti della Pubblica Amministrazione (500 milioni), auto blu, corsi di formazione, consulenze, riorganizzazione telematica del settore appalti che nell’insieme porterebbero a risparmiare oltre 2 miliardi di euro.

Due miliardi di tagli sarebbero invece il contributo dei trasferimenti inefficienti, con un miliardo e mezzo di fondi statali alle aziende soprattutto quelle dell’autotrasporto, 300 milioni di trasporto ferroviario e 100 milioni di quello pubblico locale pronti alla sforbiciata.

Molto ampio l’intervento sul settore pensionistico, con le pensioni di reversibilità nel mirino per complessivi 100 milioni a partire dal 2016, cui andrebbero ad unirsi altri 100 milioni di euro degli assegni di accompagnamento (a partire dal 2015), 200 milioni (dall’anno in corso) riguardanti la revisione delle pensioni di guerra e, soprattutto, l’innalzamento dell’età contributiva riguardante le donne ai fini dell’ottenimento della pensione di anzianità, che dai 41 anni attualmente previsti salirebbe a 42, venendo parificata a quella degli uomini.

Altro capitolo che potrebbe rivelarsi corposo, anche se non sono state ancora specificate le cifre in ballo, è quello della Difesa, con la riduzione dei contestati F35 al primo posto, seguita dalla dismissione di 385 caserme ormai inutilizzate. Questi due interventi sono peraltro già stati anticipati dal ministro alla Difesa, Roberta Pinotti, nei giorni passati e ad essi potrebbe affiancarsi la vendita della portaerei Garibaldi.

La politica dovrebbe a sua volta contribuire per complessivi 400 milioni, con interventi su Regioni e Comuni e una stretta al finanziamento pubblico dei partiti, mentre 200 milioni sarebbero il contributo derivante dalla riorganizzazione delle Province e della spesa degli enti pubblici.

Naturalmente il complesso di provvedimenti dovrà essere discusso all’interno della compagine governativa, dove probabilmente saranno anche oggetto di dibattito i costi sociali che alcuni di questi suggerimenti comporterebbero. In particolare i nuovi interventi sulle pensioni potrebbero essere ampiamente limitati, come ha del resto specificato Renzi nel corso di una puntata di “Porta a Porta”.