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La speculazione non salva Unicredit: titolo giù, analisti rispolverano il dossier Pioneer

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Entro marzo 2011 sul tavolo di Federico Ghizzoni arriveranno le offerte per il dossier Pioneer. E’ Le Figaro questa mattina a rilanciare la girandola delle speculazioni che avvolgono la vendita della società di risparmio gestito dell’Unicredit (-1,24% a 1,59 euro). Una cessione “ovattata”: doveva partire a settembre, poi è slittata perché la realtà ha superato la fantasia. La banca d’investimento incaricata di curare il dossier, Bank of America Merrill Lynch, che aveva condotto i sondaggi al rientro dalle vacanze estive, ha dovuto scontrarsi con il rimbaltone che dal 21 settembre ha riscritto la governance di Unicredit. E così il nuovo corso gestionale in Piazza Cordusio fatto passare in secondo piano il processo di vendita di Pioneer, che gestisce fondi per 185 miliardi di euro.


Una cessione che oggi in Borsa torna d’attualità. Secondo quanto ricostruito dal quotidiano francese, ai piani alti di Unicredit sarebbe stato fatto il punto. Tanto che sarebbero stati selezionati tre possibili acquirenti per passare alla seconda fase di vendita di Pioneer. La rosa a tre vedrebbe schierati Ameriprise, Natixis, Amundi. In realtà anche BNP Paribas non sarebbe stata tagliato fuori. Mentre nessun accenno viene fatto a Resolution Limited, la società di investimento creata dal finanziere Clive Cowdery che dal Financial Times al Daily Express era stata tirato in ballo qualche settimana fa.

“Durante al conference call dei risultati del terzo trimestre è stato ribadito che Unicredit non sta cercando di vendere Pioneer, ma sta pensando di conferire Piooner a un asset manager più grande per avere accesso a player globali che offrono maggiori economie di scala”, commentano gli analisti di Mediobanca Securities in un report uscito questa mattina e raccolto da Finanza.com. Si tratta di un particolare di non poco conto in quanto secondo gli esperti di Piazzetta Cuccia implica la volontà di Unicredit di voler mantenere in casa una quota di Pioneer.


Il broker nota inoltre che sulla base delle indicazioni inserite in Basilea III i benefici derivanti da questo deal sui ratios di capitale di Unicredit sarebbero limitati, mentre le ripercussioni strategiche potrebbero essere più significative. “Il brand e il rapporto qualità/ offerta dei prodotti sono tutti fattori che devono essere tenuti in conto a nostro avviso”, snocciolano. “Se fosse confermata, la notizia di oggi potrebbe da un lato aiutare Unicredit, a seconda delle condizioni dell’accordo, a concludere il deal prima dell’entrata in vigore delle disposizioni di Basilea 3, in linea con quanto fatto da SocGen con Amundi”, è l’idea degli analisti di Mediobanca Securities, che avvertono: “questo potrebbe però anche avere a impatti negativi sui capital ratios”.


“Dall’altro lato – continuano – Unicredit potrebbe perdere la sua presenza in attività che vantano un alto RoE e a basso utilizzo di capitale, mettendo sottopressione il RoRwas. La bontà dell’operazione sarà pertanto tutta racchiusa nei dettagli prima di giudicare un’eventuale impatto. Pertanto la raccomandazione su Unicredit resta neutral con target di 2,1 euro”.