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A spasso per Wall Street – 6^puntata

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Where there’s smoke there’s fire


 

The bond king, Bill Gross, ha parlato. E non ha detto niente di buono: al salvataggio del fondo hedge di Bear Stearns seguiranno altri contraccolpi provenienti dalla crisi del mercato immobiliare americano, in particolare sui consumi e sulla costruzione di nuove case, per un periodo di un anno, forse un anno e mezzo. Per lo stesso motivo Gross dice però di prevedere che la Federal Reserve sottoscriverà una polizza di assicurazione sull’andamento dell’economia, con una riduzione dei tassi d’interesse nei prossimi 6 mesi.


 


Gross non è nuovo ad azzardi. Qualcuno magari l’avrà anche incontrato nelle sale del Golden Nugget o del Four Queens di Las Vegas dove nei quattro mesi tra l’uscita dal college e l’ingresso nella Us Navy si guadagnava da vivere come giocatore di blackjack professionista.


 


Gross, che oggi gestisce gli asset della Pacific Investment Management Company, il più grosso gestore di fondi obbligazionari degli Stati Uniti, è stato categorico. I problemi derivanti dal mercato dei mutui subprime non sarebbero limitati alla sola Bear Stearns ma riguarderebbero tutta l’economia.


 


L’High-Grade Structured Credit Strategies Enhanced Leveraged Fund ha avuto la sventura di imbattersi nell’investimento in ingenti quantitativi di obbligazioni assistite da garanzie su mutui. Quei mutui cui molti cittadini non avrebbero nemmeno potuto accendere se i cordoni della borsa non fossero stati allargati all’inverosimile e che oggi fanno fatica a ripagare.


 


Quello che sarebbe successo se Bear Stearns e gli altri azionisti non avessero provveduto in tempi rapidi a ricapitalizzare il fondo è un film già visto. Una reazione a catena dapprima su tutti i fondi esposti in obbligazioni su prestiti ipotecari, che avrebbero visto la fuga dei loro investitori e la necessaria svendita delle attività del fondo per pagare le richieste di riscatto, tanto da causare un ulteriore avvitamento. Per un effetto domino che, attraverso un’ondata di avversione al rischio, si sarebbe propagato anche su altre aree del mercato del credito mondiale.


 


Tutto questo non è accaduto. Ma come si dice dove c’è il fumo c’è anche il fuoco e la disavventura del fondo di Bear Stearns è una spia del nervosismo del mercato. Prendiamo il costo di una polizza assicurativa contro il default rappresentato dai credit default swap. Negli ultimi giorni per Bear Stearns questo costo è salito dai 45 punti base di inizio mese a 54bp, ma lo stesso fenomeno ha interessato i Cds di altre banche d’affari come Goldman Sachs e Lehman Brothers.


Ricordate, dove c’è il fumo c’è anche il fuoco.

 


(L’articolo riporta i pensieri e le suggestioni di un vecchio frequentatore di Wall Street a riposo, non del tutto però)