1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Mondo ›› 

A spasso per Wall Street – 5^puntata

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

 


Friday movie review – A chi piace l’odore dell’etanolo di mattina?

 


Cavalcata delle valchirie, nuvole di fuoco che si alzano tra gli alberi, marines che fanno surf e quella frase: “Adoro l’odore del napalm di mattina. Ha il profumo della vittoria”. Il colonnello Bill Kilgore (Robert Duvall) in Apocalypse Now  (Usa – 1979) ha un che in comune con tutti gli investitori che non più di un anno fa scalpitavano per comprare azioni dell’ultima Ipo al profumo di etanolo.


 


Quando vidi per la prima volta la pellicola di Francis Ford Coppola la guerra in Vietnam era finita da 4 anni e solo allora si iniziava a cogliere negli Stati Uniti tutta la tragedia di quel conflitto. Com’è noto mettere a fuoco tanta parte della foresta vietnamita non servì agli scopi bellici americani. Oggi quello stesso strazio tocca alle foreste della Malaysia, distrutte per la produzione di olio di palma per alimentare la fame di biocarburanti mondiale (nello stesso napalm una delle componenti maggiori è l’acido palmitico ricavabile anche dalle noci di cocco).


 


E allo stesso modo non è servito finora agli investitori scommettere sull’utilizzo delle distese di mais del Midwest americano usate come materia prima per la produzione di etanolo. O almeno non è servito a chi ha scommesso sui titoli delle maggiori aziende impegnate nel settore. Solo un anno fa non si poteva non investire nelle società del comparto. Era una vera mania collettiva. Guardiamo i casi di Pacific Ethanol e Verasun Energy, due dei maggiori operatori del settore. Nel primo caso le quotazioni in un anno si sono praticamente dimezzate, mentre Verasun ha ceduto circa il 40% dal suo debutto in borsa lo scorso giugno, periodo che coincise con il picco dell’attrattività del settore.


 


Dato per assunto che una reale convenienza alla produzione e al consumo di etanolo dipende dai prezzi del petrolio, pensare a un investimento di questo tipo varia dunque dalle previsioni che ognuno ritiene più affidabili sul greggio (peraltro riviste mensilmente dalle case d’affari e in taluni casi con una sospetta propensione a seguire con ritardo l’evoluzione del prezzo sui mercati). D’altra parte se si considera che raffinare un gallone di etanolo ha un costo di 1,8 dollari e raffinare benzina di 1,6 dollari, ben si capisce perchè con il greggio nel range 55-65 dollari e senza gli ipotizzati picchi i titoli nell’ultimo anno si siano mossi solo verso il basso.


 


Quale potrà essere il catalizzatore in grado di ridare vita al comparto? L’approssimarsi delle elezioni negli Usa. Si può scommettere che un ulteriore rilancio sui biocarburanti farà parte del programma di tutti i candidati, repubblicani e democratici. Barack (Obama), Hillary (Clinton) e Rudy (Giuliani) vorranno attirare le simpatie degli americani che hanno visto crescere la loro spesa per il pieno, così come gli elettori stufi della dipendenza energetica dal Medioriente e di tutte le tensioni collegate.


 


Sarà per questo che anche una vecchia volpe come George Soros ha deciso di investire in tre impianti per la produzione di zucchero e di etanolo posti nello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul? L’appuntamento è però ancora lontano, si dirà. Le elezioni presidenziali sono fissate per il 4 novembre 2008. Soros però non muove le sue truppe per niente, semmai lo fa con anticipo. Gli impianti sono infatti ancora in costruzione. Per gli scettici poi fanno fede le mosse di altri personaggi poco avvezzi a fallire quando si parla di investimenti. Come ha scritto nelle scorse settimane il Wall Street Journal, anche Bill Gates e la coppia Sergey Brin – Larry Page, i due fondatori di Google stanno esplorando il mondo delle energie alternative e dell’etanolo in particolare. Anche per loro la meta sarà molto probabilmente un investimento diretto in impianti di trasformazione in Brasile.

 


(L’articolo riporta i pensieri e le suggestioni di un vecchio frequentatore di Wall Street a riposo, non del tutto però)