A spasso per Wall Street – 4^puntata

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Allarme rosso, in Morgan Stanley è scattato il Full House

 

In principio c’era Ralph Acampora. Erano i tempi eroici di Kidder Peabody e poi quelli dell’ufficio di analisi tecnica di Prudential, chiuso nel 2005 per il contenimento dei costi. Ancora lo ricordo. Nel 1997 Acampora fu il primo a dire che il Dow Jones avrebbe superato i 10 mila punti, cosa che poi avvenne il 16 marzo 1999. Dopo 15 anni in Prudential però per lui e il suo staff non c’è stato più posto. 

 


Oggi vanno di moda altri number cruncher. Tra i più in voga c’è Teun Draaisma, non a caso di origine indiana, da cui ha ereditato l’antica cultura del sanscrito e della matematica. In India fin dalle elementari i ragazzi si allenano tutto l’anno per raccogliere un piazzamento nelle gare di algebra, passepartout che poi potranno usare come biglietto da visita per guadagnare la via dell’uscita dalla povertà. Draaisma guida oggi il team sull’equity europeo di Morgan Stanley e anche lui spesso in passato ha lanciato previsioni poi puntualmente verificatesi.


 


Ai tempi dell’ascesa di Acampora i primi computer portatili che si vedevano nelle vicinanze di Wall Street erano dei Kaypro pesanti quanto scatole ripiene di pietre, oggi Draaisma può contare su elaboratori continuamente in funzione per il ricalcolo dei modelli della casa d’affari per cui lavora, ma i risultati sono spesso altrettanto sorprendenti, specie se si considera che lo strategist si era mantenuto finora su un’impronta bullish.


 


Oggi Draaisma ci dice di stare attenti, che una congiunzione astrale si sta verificando. O meglio, a dirlo sono i suoi modelli. Nelle sale delle Morgan Stanley hanno infatti iniziato a lampeggiare gli indicatori di pericolo. “Full House” è il nome in codice. Un segnale che non scattava più dai tempi dello scoppio della bolla internet.


 


Dal 1980 questo segnale è stato rilevato solo 5 volte e in tutti i casi ha preceduto un ripiegamento dei corsi azionari in media pari al 15,2% nei sei mesi successivi, con due picchi del 25,2% nel settembre 1987 e del 26,2% nell’aprile 2002. Il primo segnale è il rapporto tra il p/e azionario e il tasso di rendimento dei bond. Gli altri due indicatori misurano da un lato crescita e inflazione, dall’altro l’appetito per il rischio.


 


Nel dettaglio cosa dice Draaisma? Dice che l’economia è sana, che le large cap sono ancora convenienti e che l’M&A agisce da spinta, ma che a questo stadio del bull market larghe correzioni diventano frequenti. E che per una tempesta perfetta manca solo una cosa: che la lancetta del sentiment di mercato oggi fissata su cautios si sposti su bullish (segnale contrarian). Un’evoluzione non lontana dal verificarsi in fasi di facili entusiasmi.

 

(L’articolo riporta i pensieri e le suggestioni di un vecchio frequentatore di Wall Street a riposo, non del tutto però)

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