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A spasso per Wall Street – 3^ puntata

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Per la rockstar poca musica e tanta finanza

 

Era l’inizio degli anni ’80, me lo ricordo come se fosse adesso, quando per la prima volta ho sentito nominare gli U2 e in particolare il suo leader Bono. Ero in trasferta a Dublino, per via di una consulenza che il broker per cui lavorano a Wall Street stava fornendo a un fondo di investimento che operava anche a Londra attraverso una consociata irlandese.
Lì, in Irlanda, avevo un amico di lunga data, anche lui impiegato nella finanza, in una banca d’affari americana a Londra. Ma il fine settimana faceva armi e bagagli e si trasferiva a Dublino, dove risiedeva la moglie irlandese con i figli. Uno di questi, Mike, che allora frequentava l’ultimo anno delle scuole superiori, mi fece incontrare quelli che sarebbero diventati da lì a breve delle rockstar internazionali.


Bono e compagni, infatti, tenevano in città un concerto, e tramite un giro di amicizie che non ricordo, Mike aveva conosciuto il gruppo e mi convinse a seguirlo per via della mia passione per la musica rock. Anche se il mio primo amore, tramandatomi da mio padre, resta il Jazz. Eccomi lì, in un fumoso bar irlandese, con questi quattro ragazzi che suonano, e lo fanno davvero bene, si capiva già allora che avevano la stoffa delle star. Ma mai avrei pensato di ritrovare lui, Bono Vox, sulle pagine del Wall Street Journal piuttosto che su quelle di Rolling Stone.


A tutti è noto l’impegno politico di Bono a favore dei paesi meno fortunati, ma forse non tutti sanno che il leader degli U2 è socio e fondatore di un fondo di private equity sempre più attivo. Si chiama Elevation Partners, e l’ultima operazione in ordine di tempo è l’acquisto del 25% di Palm, produttore anche del telefono super hi-tech che tengo in tasca, del quale riesco a usare a malapena le mail e gli sms, oltre alle telefonate naturalmente. Sono di un’altra generazione. Un’operazione quella di Palm da 325 milioni di dollari, necessaria però per risollevare le sorti di una società che in 10 anni ha visto assottigliarsi di molto la quota di mercato in tutto il mondo.


Elevation partners ha in portafoglio anche quote della società BioWare/Pandemic Studios, una joint venture attiva nella produzione di videogame, un settore molto ricco.
Inoltre, il fondo di Bono, ha una quota in Move, una società quotata al Nasdaq specializzata nella ricerca di offerte immobiliari, chissà forse gli è servito qualche volta per cercare casa. Ma certamente la partecipazione più interessante è quella in Forbes, il giornale finanziario tanto amato dai novelli yuppies che vedo scorazzare per NY con le loro fiammanti Porsche post-bonus annuale.


Niente musica però, ma non è certo strano. Gli basteranno i diritti d’autore miliardari di cui gode e dei concerti sold-out in giro per il mondo. I cd, quelli, ormai si scaricano gratis da Internet, me l’ha spiegato qualche giorno fa John Jr, il mio nipotino di 13 anni. Adesso capisco la crisi dell’industria discografica sui listini finanziari. Ma lì io, come il mio collega Warren Buffet, non ho mai messo un centesimo. Come sulle compagnie aeree, ma Buffet su questo ha ultimante cambiato idea. E se lo dice lui …


(L’articolo riporta i pensieri e le suggestioni di un vecchio frequentatore di Wall Street a riposo, non del tutto però)