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A spasso per Wall Street – 1^puntata

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Ma chi l’ha detto che Greenspan ci azzecca davvero?

 

Sono tornato a Washington, all’angolo tra la 21esima e C Street, palazzo della Federal Reserve. Cerco Alan. Non c’è. Al suo posto c’è il giovane Benny, me lo ricordo, era un giovane accademico quando già le mie giornate erano un’altalena di emozioni nelle sale trading di un ormai scomparso broker molto famoso ai tempi.


“Lo trovi a Wall Street”, mi dicono. Che ci fa in prima linea? – penso. “Ha la sfera di cristallo – mi dicono neanche leggessero nella mia testa – predice il futuro per le grandi case d’investimento”.


Alan Greenspan che predice il futuro e parla di recessione? Ancora me lo ricordo nel 1996 a parlare di “esuberanza irrazionale” e ad avvertire gli investitori della sopravvalutazione raggiunta dai titoli. Se lo avessi ascoltato, oggi forse sarei ancora in quell’appartamentino dell’East Side che occupavo appena trasferito a New York. Invece quei tre anni e mezzo che passarono fino al marzo 2000 furono qualcosa di memorabile, lo S&P triplicò quasi il suo valore e il Nasdaq passò da 1000 a 5mila punti.


Due giorni fa riapro il giornale e lo ritrovo che avverte di tutti i rischi della Cina. Certo il mercato è cresciuto molto ma forse Alan dovrebbe guardarsi un po’ alle spalle. Cosa faceva la Fed quando il mercato saliva? Qualche rialzo dei tassi, così tanto per gradire, niente che potesse frenare una casalinga del Nebraska da buttare la sua liquidazione al Nasdaq sulle Pro Net Link. Cercatele oggi sui terminali, le troverete inchiodate a 0,01 dollari, inesistenti, come la liquidazione della signora.


Oggi caro vecchio amico Alan la Cina ha la forza per fare quello che tu non avresti potuto nemmeno immaginare. I tassi vengono alzati, le autorità monetarie avvertono dei rischi, ma oltre a questo vengono mosse le leve fiscali, con l’aumento delle imposte sulle transazioni, si obbligano i broker a informare i clienti dei rischi che comporta investire in azioni.


Tra poche ore riparte il mio volo per Shanghai, è tardi, domani incontro i capi di un’anonima azienda del Guangdong. Fanno le batterie di quasi tutti i cellulari venduti negli Stati Uniti. E’ qui oggi che arrivano i soldi, anche quelli che una volta giravano per Wall Street.

 

(L’articolo riporta i pensieri e le suggestioni di un vecchio frequentatore di Wall Street a riposo, non del tutto però)