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Spagna: Torna Mariano Rajoy, ma resta l’instabilità politica e rallenta le crescita

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Dopo mesi di trattative, entro la fine della settimana (grazie all’astensione del Partito socialista spagnolo) verrà varato in Spagna un nuovo governo guidato dal primo ministro uscente e leader del Partito Popolare di centro-destra Mariano Rajoy evitando in questo modo una terza chiamata alle urne nel giro di pochi mesi. Rajoy dovrà affrontare (probabilmente giovedì) la prima votazione di investitura in Parlamento, dove ha bisogno della maggioranza assoluta (176 seggi) per governare, mentre la seconda di investitura (dove è sufficiente la maggioranza semplice) dovrebbe avvenire sabato. Il PP sarà molto probabilmente solo nel governo di minoranza, poiché Ciudadanos e le altre parti hanno chiaramente annunciato che non intendono far parte di una coalizione di governo.
 
Un mandato impegnativo
 
A causa dell’estrema frammentazione del Parlamento spagnolo, il governo rischia di dover lottare duramente per portare avanti le riforme, e soprattutto per far approvare il bilancio 2017. La Commissione europea ha infatti richiesto un’azione efficace e misure di risanamento del bilancio pari allo 0,5% del Pil nel 2017 e nel 2018. Sul tavolo, inoltre, c’è l’irrisolta questione dell’indipendenza catalana. “Per queste ragioni, è probabile che il governo non potrà durare per l’intero mandato di quattro anni – spiegano Apolline Menut e Antonio Garcia Pascual di Barclays Reasearch, che hanno firmato un report sulla Spagna –  E saranno i sondaggi nei prossimi due anni a dettare se e quando l’opposizione deciderà di staccare la spina a questo governo”.
 
Una crescita solida nel terzo trimestre
 
Gli ultimi dati disponibili suggeriscono che la crescita è rimasta solida, anche se ha rallentato un po’ nel terzo trimestre (+0,7% sul secondo trimestre). La disoccupazione ufficiale è inoltre scesa a settembre al livello più basso dal terzo trimestre 2009. Nonostante i dati dinamici del mercato del lavoro, le vendite al dettaglio risultano in leggera frenata. Nel frattempo, l’attività industriale ha ripreso impulso industriale (+0,8% q/q nel terzo trimestre, dopo lo 0,1% q/q del secondo trimestre) e il settore del turismo ha registrato forti guadagni. “Nel complesso il Pil del terzo trimestre punta a una crescita 0,6%, poco sotto la nostra previsione”, dicono Menut e Pascual.
 
E un po’ in frenata nel 2017
 
La crescita dovrebbe allentare ulteriormente nel quarto trimestre e nel 2017. Per diversi motivi. In primo luogo i fattori temporanei che hanno sostenuto i consumi privati nel 2015-16 dovrebbe scemare. “Questi includono i prezzi del petrolio, che ora ha recuperato, l’euro, che non è più deprezzato; e gli effetti della riduzione dell’imposta sul reddito del 2015 – spiegano i gestori – Inoltre ci aspettiamo che la politica di bilancio 2017 sarà in contrazione per soddisfare i requisiti della Commissione europea”. Inoltre, le misure di consolidamento fiscale, insieme alla ripresa dell’inflazione, dovrebbero rallentare la crescita del reddito reale delle famiglie e, quindi, la spesa dei consumatori. “Nel complesso, prevediamo che i consumi privati rallentino all’1,9% nel 2017 dal 3,2% del 2016 e 3,1% del 2015. In linea con la nostra aspettativa di politica di bilancio restrittiva, ci aspettiamo poi che la crescita dei consumi pubblici passi dal 2,5% del 2015 allo 0,5% del fino allo 0,1% del 2017”, spiegano Menut e Pascual. Che concludono: “Nel complesso, ci aspettiamo che la crescita del Pil scenda all’1,8%, dopo il +3,2% del 2016”.