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La Spagna studia il salvataggio delle sue banche? Per gli analisti 2011 anno della verità

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Sotto il cielo di Madrid c’è una mina che rischia di deflagrare. Altro che Tigre irlandese ridotta ormai a micio spelacchiato, altro che scricchiolii avvertiti all’ombra del Partenone. L’eventuale crisi del sistema bancario spagnolo sarebbe una bufera di quelle difficili da immaginare per lo sconvolgimento che provocherrebbe nel Vecchio Continente. Uno scenario che fa tremare Zapatero e non solo lui. Da qui la decisione di fare qualcosa di decisivo. La Spagna si prepara a iniettare miliardi di euro nelle proprie banche in una iniziativa che dimostra come i precedenti tentativi di salvare il sistema bancario sono falliti. E’ il Wall Street Journal questa mattina a rimettere sull’on l’interruttore della speculazione.


Secondo la ricostruzione fatta dal quotidiano americano che cita alcune fonti, la Spagna sarebbe pronta a emettere qualcosa come 3 miliardi di euro di titoli di Stato. Il governo spagnolo punterebbe a raccogliere fino a 30 miliardi di euro. “La speranza – spiega il quotidiano – è che una serie di iniezione di capitali possano calmare i timori degli investitori sulle casse di risparmio spagnole, il cui destino è inestricabilmente legato a quello della Spagna”. La raccolta di capitale per le casse di risparmio comporta dei rischi per la Spagna che – secondo le stime degli economisti – quest’anno avrà bisogno di raccogliere 125 miliardi di euro per il proprio deficit e per il debito che arriverà a maturazione, di cui la metà in capo alle banche. Quanto basta per capire che la situazione è davvero esplosiva.

Dallo inizio anno la Spagna ha raccolto sul mercato 14,5 miliardi di euro, ma è ben poca cosa. Molti osservatori sono dell’idea che potremmo assistere ad un vero e proprio ingorgo nei prossimi tre-quattro mesi, soprattutto se i mercati azionari continueranno a stabilizzarsi dopo l’ultima ondata di tensioni vista a dicembre. Ma al di là della parentesi che ha regalato l’ultima asta spagnola, è impossibile essere tranquilli all’ombra di Palacio Real. La morosità registrata da banche, casse di risparmio, cooperative e istituti finanziari è cresciuta in Spagna per il secondo mese consecutivo dopo lo stop di settembre ed ha raggiunto il 5,68% dei crediti a novembre. Si tratta del tasso più alto dal 1996, secondo quanto riferito dalla Banca di Spagna che ha pubblicato la scorsa settimana i dati provvisori del mese.


L’aumento di novembre aggiunge un 0,02% al dato del mese precedente, ma è in forte rialzo su base annua: a novembre 2009 i crediti in sofferenza erano il 5,04% del totale, mentre nel 2010 si sono registrati cali della morosità solo a marzo a luglio e a settembre. In totale i possibili crediti tossici in possesso degli istituti ammontano a 104,7 miliardi di euro, su un totale di 1.840 miliardi di prestiti concessi in Spagna, quasi il doppio del Pil nazionale. Gli istituti finanziari sono i più colpiti dalle sofferenze (10,3%), e per il secondo mese consecutivo le banche registrano una morosità (5,81%) più elevata delle casse di risparmio (5,53%).


Sergio Gamez di Bank of America Merrill Lynch in un report che porta la data di oggi è convinto che avviare un processo di consolidamento e ricapitalizzazione, che in alcuni casi potrebbe anche portare a nazionalizzazioni, possa essere un ottimo catalizzatore per il comparto bancario spagnolo. I motivi si sprecano, dice l’esperto che nell’elenco inserisce anche l’eliminazione del rischio sistemico che più volte ha attaccato Madrid. “Nel nostro scenario di base in cui si assume oltre il 15% di perdite/ RWA e un Core tier 1 all’8,5% l’ammanco di capitale potenziale per le Cajas sarebbe di circa 43 miliardi di euro. Anche se le banche di risparmio sono in grado di aumentare il loro capitale attraverso il settore privato o facendo ricorso al FROB o al fondo salva Stati il tutto dipende dalle istituzioni”, spiega l’analista. “Tuttavia – avverte – fino a quando il costo del Frob sarà equivalente a un bond governativo di cinque anni con un spread di 500 punti base, l’intervento delle Authority potrà essere tranquillizzante e noi ci aspettiamo che potrebbe concretizzarsi in nazionalizzazioni o ulteriori consolidamenti”.


“Se invece assumiamo nel caso estremo un ammanco di 80 miliardi di euro – prosegue Gomez-  questo implica che il sistema potrebbe avere un Core Tier 1 dell’8,5% dopo la ricapitalizzazione dovuta a causa delle perdite sui book per circa 161 miliardi di euro, che potrebbe risultare da una contrazione dei prezzi del mercato immobiliare nell’ordine del 75%”. Le casse di risparmio hanno 31 miliardi di euro in scadenza nel 2011, il 14% del totale, e 46 miliardi di euro nel 2012. Che il 2011 sarà l’anno della verità per la Spagna e le sue banche, lo pensano in molti. Come osserva Antonio Garcia Pascual di Barclays Capital “la ristrutturazione e la ricapitalizzazione del settore delle banche di risparmio è probabilmente il più importante e pressante impegno per il governo spagnolo in questo momento”. “Siamo dell’idea che se per questa vicenda sarà trovata una soluzione, i mercati riceveranno un regalo davvero importante per poter reagire alla crisi”.


Secondo l’esperto le casse di risparmio spagnole avranno bisogno di qualcosa come 46 miliardi di euro in uno scenario base che potrebbero salire a quota 92 miliardi in uno scenario di stress. A questi numeri, aggiunge, dovrebbero essere aggiunti addizionali 32-78 miliardi di euro. “Il processo di consolidamento è in divenire e a nostro avviso accelererà nei prossimi mesi. Da 45 cajas prima della crisi, sono diventate 17 ed è molto probabile che il numero delle casse di risparmio scenda sotto quota 10”, conclude Pascual.