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La Spagna non fa più paura, ma per gli economisti la spia rossa non è ancora spenta

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La Spagna fa un pò meno paura. L’economia del Paese iberico è cresciuta nel secondo trimestre, dello 0,2%. Si tratta del secondo passo avanti consecutivo del Pil, dopo che l’economia spagnola è uscita da 18 mesi di recessione nei primi tre mesi di quest’anno. Il miglioramento è stato in linea con le indicazioni preliminari, grazie all’aumento delle esportazioni più importante rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

 

Sono state centrate le attese degli analisti, che guardando anche al dato annuale, hanno notato come l’economia iberica sia però ancora in contrazione dello 0,1%, non più del -0,2% precedentemente riportato. Carmela Pace di Mps Finance osserva come sia stato confermato il calo del Pil su base annuale.  Ma al di là del saldo negativo l’esperta nota come “sono stati penalizzati gli investimenti, in particolare quelli riferiti al settore delle costruzioni. Il settore immobiliare si conferma l’anello debole del sistema economico spagnolo”.

 

“La Spagna – prosegue – è l’unica economia dell’area euro, che continua ad avere segno negativo. Ora bisognerà vedere nel terzo trimestre come si evolverà la situazione: Madrid a differenza di Berlino non sta beneficiando della debolezza della valuta unica. Il mercato del lavoro iberico si è confermato debole e pertanto i consumi sono rimasti fermi. Detto questo però escludo un possibile shock e se ci sarà una ripresa in Europa, trainata dalla locomotiva tedesca, anche la Spagna potrebbe avvantaggiarsene”.

 

“Il dato trimestre su trimestre è stato in linea con la stima preliminare, il dato annuale è stato leggermente rivisto al rialzo – le fa eco anche Tullia Bacco, economista di Unicredit Research – . Guardando ai dettagli un’accelerazione della domanda domestica è stata il driver della crescita nel trimestre: in particolare abbiamo assistito a un rafforzamento dei consumi privati nella misura in cui le famiglie hanno voluto beneficiare il più possibile del programma di incentivi legato al settore automobilistico, destinato a venire meno però nel terzo trimestre”.

 

“Guardando alla seconda parte dell’anno, siamo meno ottimisti nella misura in cui pensiamo che alla crescita degli ultimi trimestre seguirà un rallentamento quando le misure di austerità implementate dal governo in particolare l’aumento del Vat entrato in vigore a luglio verranno meno e rallenteranno i consumi che nella prima parte d’anno avevano accelerato mentre dall’altra parte la domanda estera dovrebbe diventare meno supportive alla crescita. Non escludiamo quindi che il Pil della Spagna possa registrare un trimestre negativo”.

 

Ma guardando oltre i confini spagnoli, la vera domanda attuale è un’altra: l’Europa crescerà a due velocità? “Il fatto che ci possa essere un decoupling tra Francia, Germania e paesi periferici è un’ipotesi che si sta facendo più forte anche alla luce degli ultimi dati PMI – sostiene l’economista di Unicredit Research – . A quel punto si tratterà di vedere come la Germania e la Francia riusciranno a performare alla luce di un possibile rallentamento degli Stati Uniti e/ o Cina”.