Spagna in sciopero contro l'austerity, ma la Ue ha fiducia in Rajoy

Inviato da Floriana Liuni il Gio, 29/03/2012 - 09:50
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E' l'ottavo sciopero generale della storia della Spagna e a scatenarlo sono state le misure di austerity del premier Mariano Rajoy. Stretto tra la necessità di gestire l'opinione pubblica e quella di confermare la credibilità del proprio Paese agli occhi dell'Unione Europea, Rajoy presenterà il piano iberico di budget 2012 all'Ecofin di Copenhagen. Ma gli spagnoli, a differenza dell'Ue, non apprezzano affatto la direzione presa dal governo.

Sciopero generale contro la riforma del lavoro

 

In tre mesi di lavoro, il governo del nuovo premier spagnolo ha lottato per definire degli obiettivi di budget credibili, per allontanare dalla Spagna il rischio di diventare una nuova Grecia.
Rapporto deficit/Pil al 5,3% entro il 2012 (dall'8,5% del 2011); taglio della spesa pubblica per 8,9 miliardi di euro e 6,3 miliardi di aumento delle tasse. Ma soprattutto, a scatenare la rabbia dei sindacati con uno sciopero di otto ore che oggi paralizzerà Madrid (dopo le mobilitazioni già avvenute lo scorso febbraio), è la riforma del mercato del lavoro. Un tentativo di "razionalizzare" la normativa su assunzioni e licenziamenti mirata a far calare lo spaventoso 23% di disoccupazione iberica, ma che però, secondo chi protesta, di fatto rende i licenziamenti più facili e la precarietà più forte.
Studenti e lavoratori in piazza, dunque, e solo i servizi essenziali garantiti a Madrid. Nei trasporti, il 30% delle metropolitane e dei treni regionali garantirà il servizio, mentre funzionerà solo il 20% dei treni nazionali. Le compagnie aeree Iberia, Air Nostrum e Vueling hanno cancellato il 60% dei

I dubbi di Citigroup sul bilancio spagnolo

Il governo di Rajoy tuttavia non può fermarsi prima dell'esame, sotto gli occhi dell'Europa, che lo attende domani, quando il nuovo bilancio sarà presentato ufficialmente, e non può non dare una risposta certa alle opinioni che nei giorni scorsi si sono moltiplicate sui conti pubblici iberici. A partire dal quasi-incidente diplomatico tra Spagna e Italia - altro Paese che viaggia sul filo del rasoio - causato dalle esternazioni del premier Monti a Cernobbio sulla poca attenzione dedicata da Rajoy ai conti pubblici. Ma a fare più rumore è stata l'opinione del capo economista di Citigroup, Willem Buiter, che nei giorni scorsi si è detto sicuro che la Spagna potrebbe essere il prossimo Paese dell'area euro ad aver bisogno di aiuti in quanto gli obbiettivi fissati da Rajoy difficilmente potranno essere conseguiti, dato che i primi 100 giorni di governo non hanno affrontato debitamente la questione dell'austerità di bilancio. L'economista ritiene che la recessione del Pil spagnolo non sarà, come sostenuto dal Governo, dell'1,7%, ma del 2,7%, il che rende molto difficile il raggiungimento dell'obbiettivo di deficit/Pil al 5,3% promesso da Rajoy. La Spagna, secondo Buiter, avrà quindi bisogno di una ristrutturazione del debito, e dell'assistenza di una troika, come nel caso di Grecia, Irlanda e Portogallo.

La Commissione Europea difende il piano sulle banche iberiche

 

Secondo i quotidiani spagnoli, inoltre, anche i funzionari di Bruxelles starebbero esprimendo riserve sulla situazione delle banche spagnole, che dovrebbero raccogliere oltre 50 miliardi di euro di capitali, ma tale indiscrezione è stata caldamente smentita dallo stesso Eurogruppo. "Non c'è nessuna pressione sulla Spagna per una pulizia dei bilanci delle banche", ha affermato il portavoce del commissario Ue per gli affari economici Olli Rehn, Amadeu Altafaj Tardio. Secondo l'Ue, infatti, il piano di Rajoy per sanare i titoli tossici e ristrutturare i conti delle banche è pienamente credibile.
 
Oggi intanto le Borse europee attendono negative l'Ecofin di domani. Madrid perde circa lo 0,6% e lo spread tra i Bonos e i Bund decennali tedeschi si attestata a 351,8 punti base con rendimenti al 5,36%.
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