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Spagna, l’era post-Zapatero comincia sotto l’occhio di Moody’s

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Che non si sarebbe più ricandidato alla guida dell’esecutivo spagnolo, Josè Luis Zapatero lo aveva già detto in aprile. Ma sabato scorso il primo ministro è andato oltre, annunciando l’intenzione di interrompere il suo mandato prima della sua naturale scadenza prevista per il marzo 2012. Si apre così la campagna elettorale spagnola, in vista della tornata elettorale fissata per il prossimo 20 novembre. Il discorso del premier si è ripercosso negativamente sulla borsa di Madrid, che ha registrato una flessione oltre il 2%, una tra le peggiori in Europa.


 

L’annuncio è arrivato proprio mentre Moody’s metteva sotto credit watch negativo il rating iberico Aa2, ma anche nel momento in cui i sondaggi politici, da tempo impietosi con il partito socialista al governo, viravano a favore di Zapatero. A far risalire la credibilità del governo, crollata insieme al settore immobiliare cardine della politica economica del premier, ha contribuito il piano di risanamento che ha l’obiettivo di ridurre il rapporto tra deficit e Pil al 3% entro il 2013, nonostante la congiuntura sia ancora debole (prevista quest’anno non oltre lo 0,8%).


 


Il premier spagnolo sfrutta la ripresa del sentiment positivo nei confronti del partito socialista e fa un passo indietro per “garantire alla Spagna un orizzonte di certezza economica e politica”, passando il testimone al suo erede, designato lo scorso maggio, Perez Rubacalba. A lui il compito di sfidare il prossimo 20 novembre Mariano Rajoy, il leader del Partido Popular, conservatore, che i sondaggi sulle intenzioni di voto danno in testa con il 43% (contro il 36% del partito attualmente al governo).


 


Quali scenari per l’economia post-Zapatero? Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nonostante i risultati raggiunti il Paese non può dirsi fuori pericolo. Restano infatti da ristrutturare il mercato del lavoro (la disoccupazione è ancora al 20,9%), il fisco, le pensioni, il settore delle costruzioni e l’amministrazione delle regioni, anch’essa finita sotto la lente di Moody’s.


 


Attenzione merita anche il comparto bancario, che secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore vede un’esposizione ai bond di Stato per 150 miliardi di euro (in un momento in cui gli spread aumentano e i prezzi diminuiscono), e che vede gli istituti di credito in deficit sulla raccolta. Un bisogno, quello di finanziamenti, che aguzza l’ingegno, stando a quanto segnala il sito Dagospia su Bankia. Pur di ottenere fondi dalla Bce, il gruppo bancario si sarebbe inventato i Kakà-bond, cartolarizzando il debito da 80 milioni contratto dal Real Madrid per l’acquisto, appunto, dei giocatori Ricardo Kakà e Cristiano Ronaldo.


 


Insomma, il prossimo governo avrà molto da fare per rimettere in sesto l’economia. Ma al momento, commenta Barclays Capital, quello che importa è di quale colore si tingeranno le urne alle prossime elezioni. Se il mercato del lavoro non dovesse dare segni di miglioramento, ad esempio, questo favorirebbe il partito di opposizione. A pesare saranno però anche le decisioni dell’Unione Europea sul debito greco, e su quanto quest’ultimo si rifletterà – tramite il coinvolgimento dei privati nel salvataggio – sugli altri Paesi dell’area euro.