Spagna: creditwatch negativo di S&P su 11 banche, esperti attendono bailout entro fine anno

Inviato da Floriana Liuni il Mar, 16/10/2012 - 10:41
La Spagna resta sotto l'occhio attento degli osservatori internazionali, che spiano il momento in cui qualcosa spingerà il governo Rajoy a chiedere aiuti internazionali per riassestare i conti dello Stato.
Al taglio di rating sovrano della Spagna e alla pubblicazione dei risultati degli stress test sulle banche, Standard&Poor's ha fatto seguire oggi la decisione di porre sotto credit watch negativo 11 banche iberiche, tra cui Banco Santander, BBVA, Bankia e CaixaBank. Il rating di Banco Santander è stato rivisto da A- a BBB.

Non solo le banche sono finite sotto il mirino dell'agenzia di rating americana: anche il gruppo delle telecomunicazioni Telefonica la scorsa settimana si è vista mettere sotto osservazione il proprio rating di lungo termine BBB, con la possibilità di una revisione al ribasso di un notch nei prossimi mesi.

La Spagna è dunque ancora sorvegliata speciale: il debito sovrano iberico è ormai un solo gradino al di sopra del "junk level" dopo l'approvazione del quinto pacchetto di misure di austerity in meno di un anno e dopo la richiesta di 100 milioni di euro per il sostegno del settore bancario, per il quale, secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg, il meccanismo di stabilità europeo ESM avrebbe messo in discussione la mutualizzazione dei prestiti tra le altre nazioni europee.

L'organo di stampa internazionale ha avanzato l'ipotesi che il governo Rajoy stia rimanendo a guardare tutto questo mantenendo apposta l'ambiguità sulla possibilità o meno di chiedere aiuti internazionali, in scia ad un ragionamento del tipo: tanto peggio per i mercati, tanto meglio per la Spagna. La turbolenza sui mercati finanziari infatti, sostiene l'esperto contattato da Bloomberg, creerebbe la situazione perché il governo spagnolo possa spuntare condizioni migliori per un eventuale bailout.

Il problema però, secondo il capo economista di Schroders Keith Wade, è che il tempo per la Spagna si sta esaurendo. "Se si guarda al sistema bancario è evidente che il livello di depositi sta cominciando a cadere", sostiene l'esperto. La stessa situazione accaduta all'inizio della crisi greca, quando la gente, persa la fiducia nell'euro, cominciò a ritirare i propri depositi dalle banche nazionali per trasferirli in istituti di credito tedeschi o francesi. La Spagna sarebbe dunque sulla stessa via della Grecia? "Gli stipendi scendono in Spagna, la disoccupazione sta ancora crescendo", nota Wade. "Non c'è domanda e nessuno vuole creare posti di lavoro. Ci attendiamo che la Spagna chieda un salvataggio entro la fine dell'anno".

Certo è che la Spagna ha da affrontare problemi strutturali prima di poter intraprendere un cammino sostenibile di ripresa. Ne è convinto David Finch, strategist di Exane Bnp Paribas, secondo cui - se il problema presente di Rajoy è quello di scegliere tra un bailout europeo che farebbe perdere al governo il controllo sul bilancio e nessun aiuto, con il rischio di rendimenti sul debito che potrebbero schizzare alle stelle - i principali ostacoli strutturali da rimuovere per re-innescare una crescita sostenibile sono: 1. Un sistema di governance poco chiaro, diviso tra governo centrale e governi locali; 2. L'eccessiva presenza di economia sommersa, che rende difficile la tassazione e il recupero di risorse da parte del fisco; 3. Necessità di un'integrazione europea in materia di fisco e di bilancio. Altre situazioni da sistemare all'interno del Paese riguardano, in primis, il mercato del lavoro, ma anche il settore immobiliare e delle infrastrutture.
Lasciare l'euro comunque, secondo Finch, non è una soluzione: ciò provocherebbe infatti il blocco degli investimenti dall'estero facendo aumentare in modo esponenziale i rendimenti sul rischio sovrano. I legami della Spagna con l'Europa, nota Finch, vanno rafforzati, non indeboliti.
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