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L’S&P500 è vicino ai massimi ma il Baltic Dry index è tornato sui minimi

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Ogni tanto sui quotidiani economici si torna a parlare del Baltic Dry index. E’ l’indice che misura i costi del noleggio di navi da trasporto merci (esclusi materiali liquidi) ed è a buona ragione ritenuto una buona approssimazione della salute dell’economia globale. Se l’economia gira, girano anche le navi che trasportano merci e materie prime e i prezzi per noleggiarle salgono.

Proprio in questi giorni il Baltic Dry index è tornato su livelli importanti, intorno a 660 punti. Sono gli stessi livelli del dicembre 2008, l’anno in cui la crisi si è ampliata a tutto il mondo causando l’estesa recessione del 2009. Nel 2012 non è mai riuscito a spingersi oltre i 1.200 punti, ben lontano dai 2.170 punti massimi del 2011 e dagli ormai inimmaginabili 11.500 punti raggiunti nel 2008 appena prima che la crisi scoppiasse. Siamo vicini a una nuova caduta dell’economia globale (con l’Europa che peraltro già in recessione sebbene “mild”)?

Se si sovrappone l’andamento del Baltic Dry e dell’S&P500 si possono ottenere due ulteriori spunti. A cavallo del 2008/2009 i minimi del Baltic Dry index hanno preceduto quelli del mercato azionario. Nessuno però metterebbe la mano sul fuoco che quelli attuali siano davvero dei minimi. Inoltre, mentre il recupero dell’indice S&P500 dopo i minimi è proseguito, l’indice Baltic Dry ha ripreso a scendere con costanza.

Gli ultimi dati diffusi dall’Ocse a fine agosto confermano le perplessità che emergono dall’osservazione del Baltic Dry. Il commercio rallenta in tutte le maggiori economie mondiali e nel secondo trimestre dell’anno è sceso anche in India, Russia e Sudafrica. In Cina, ad agosto, sono cresciute sia le esportazioni (del 12,8%) che le importazioni ma queste ultime solo del 2,5%. Il dato potrebbe peggiorare se si considera il dato reso noto in settimana: nel mese di agosto le importazioni cinesi sono calate del 2,5%.

A fronteggiare la contrazione dei commerci globali, della quale l’indice S&P500 pare al momento non essersi accorto, ci sono le Banche centrali. Anzi sono probabilmente le politiche di espansione monetaria e easing quantitativo adottate un po’ ovunque ad aver consentito una crescita senza crescita. Se ne è accorto anche Ben Bernanke che domani è atteso al varco dai mercati. I suoi sforzi non sono riusciti finora a rilanciare stabilmente la crescita Usa. Dopo i deludenti dati del mercato del lavoro resi noti venerdì scorso la probabilità che venga annunciato un nuovo round di Quantitative easing è cresciuta. Servirà a riportare l’economia Usa su un sentiero di crescita sostenuto e ridare forza al consumatore americano? I precedenti due round di Qe, è una delle principali critiche mosse a Bernanke, non sono serviti se non temporaneamente. Certo, in assenza le cose sarebbero potute andare paggio, è la replica del presidente della Fed.

Nel grafico l’andamento dell’indice S&P500 in verde e dell’indice Baltic Dry in rosso

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