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S&P: normativa Usa, l’impatto delle stock options

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Dopo un lungo periodo di oblio si torna a parlare di stock options e dei possibili risvolti di questo strumento sugli utili conseguiti dalle società. L’occasione ci viene fornita dall’ormai prossima adozione (gennaio 2006) della nuova normativa che regolerà le modalità di contabilizzazione delle stock options per le aziende quotate sui listini statunitensi. Alla fine di un lungo dibattito sull’argomento, il legislatore Usa ha deciso che, a partire dal 2006, le aziende dovranno contabilizzare le stock options nella voce costi.

Gli analisti della società Standard and Poor’s hanno cercato di calcolare quale sarà l’impatto di questo provvedimento sugli utili futuri delle società che compongono l’indice Standard and Poor’s 500 (l’indicatore che ospita le prime cinquecento aziende statunitensi per livello di capitalizzazione), offrendo una view settoriale del fenomeno.

A partire dall’esercizio fiscale 2006, la nuova normativa contabile obbligherà le imprese Usa a contabilizzare nella voce ‘costi’ le opzioni sui titoli di rischio. Si tratta di un cambiamento che potrebbe impattare in modo significativo sulla bontà dei risultati di bilancio realizzati dalle corporate. Il team di esperti di Standard and Poor’s ha calcolato che la nuova normativa comporterà un calo del 4,4% sul livello di benefici (utili) realizzati dalle società che fanno parte dello Standar and Poor’s 500 Index.

Secondo il report diffuso dagli analisti di Standard and Poor’s, l’impatto riconducibile al peso esercitato dalle opzioni sullo Standard and Poor’s 500 sarà notevole, ma, in un contesto caratterizzato da risultati record, margini elevati e ratio P/e (rapporto tra prezzo e utile) bassi, l’indicatore si trova nella migliore posizione possibile per assorbire il peso dei costi addizionali derivanti dall’adozione della nuova normativa.

Basandosi su dati relativi all’esercizio fiscale 2004, il team di Standard and Poor’s sostiene che le imprese del settore tecnologico potrebbero essere le più danneggiate. Il settore tecnologico ha fatto ricorso a questo tipo di remunerazione come chiave per garantirsi la fedeltà dei propri dipendenti. Secondo le previsioni formulate da S&P, mentre gli utili medi dell’indice potrebbero soffrire una caduta del 4,4%, quelli delle società tecnologiche subiranno un ridimensionamento medio del 18%.

Il settore della salute, inteso in senso più ampio (healthcare), rappresenta il secondo gruppo di imprese incluse nella lista dei possibili danneggiati ( con una compressione media dei benefici pari al 6,91%), seguito dal settore dei beni di consumo (che potrebbero accusare una perdita media del 5,04%). Il settore industriale occupa il terzo posto della graduatoria con un ridimensionamento pari al 2,74%. I restanti settori andranno incontro a revisioni al ribasso degli utili mediamente inferiori a quelle accusate dall’indice Standard and Poor’s 500. A cura di www.fondionline.it