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S&P mette l’Italia tra le maggiori candidate a una severa frenata dell’economia

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L’Italia è tra le nazioni più esposte al rischio di un pronunciato rallentamento economico. Lo dicono gli analisti dell’agenzia di rating Standard & Poor’s in uno studio dal titolo “European Economic Forecast: Testing Times Ahead” pubblicato ieri ma diffuso solo oggi. A far compagnia al Belpaese altri due Paesi europei Gran Bretagna e Spagna, che guidano questa particolare classifica insieme all’Italia sulla base dei livelli di indebitamento e di competività globale.


Il caso italiano è tuttavia particolare. Il Paese stando all’analisi di S&P non deve temere per l’indebitamento di cittadini e aziende, definito “moderato”, ma piuttosto per le difficoltà di accesso al credito e per la decrescente competitività, che – si legge nello studio –  è diminuita del 16% a partire dal 2000. Solo la Spagna ha fatto peggio sotto questo punto di vista con una contrazione del 40%. La mancanza di competitività è dunque il vero tallone d’Achille per l’Italia, che non rientra né nella lista dei Paesi dove l’indebitamento dei cittadini è più alto (dove primeggiano invece Spagna, Irlanda e Gran Bretagna), né tra le nazioni dove più basso è il tasso di risparmio (anche in questo caso in testa ci sono Uk e Irlanda).

Tanta cattiva considerazione non sfocia però in una completa bocciatura. Per il 2008 S&P si attende infatti un incremento del tasso di crescita dell’1,3%, molto vicino a quello proposto dalla Banca d’Italia (+1%) ma anche maggiore a quello rivisto ieri del Fondo monetario internazionale, che per l’anno in corso prevede una crescita del Pil italiano dello 0,8% (in precedenza anche il Fmi stimava un +1,3%).


“Il contesto è difficile per la regione (l’Europa, ndr) complessivamente – speiga Jean-Michel Six, capo economista per l’Europa di S&P – l’abilità delle singole economie di resistere dipenderà dal loro stato di salute attuale in termini di indebitamento e risparmio dei cittadini, debito aziendale e competitività internazionale. Sulla base di questo metro crediamo che Gran Bretagna, Spagna e Italia siano le più esposte”.