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S&P e Confindustria alzano stime Pil Italia. Ma alt a ottimismo arriva da inflazione e debito

Standard&Poor’s ha rivisto al rialzo le attese per l’intera Eurozona, precisando che l’Italia rimane tra i paesi che preoccupano di più. E intanto il carrello della spesa è in deflazione.

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Standard & Poor’s ha rivisto al rialzo la stima di crescita del Pil per il 2017 da +0,9% a +1,2%. Confermato invece l’outlook +1% per l’anno prossimo.

L’agenzia di rating, in generale, ha rivisto al rialzo le previsioni sull’Eurozona, blocco in cui l’Italia continua comunque ad arrancare. Il trend dell’economia italiana viene considerato, di fatto, tra i più preoccupanti.

Una revisione al rialzo del Pil italiano è arrivata oggi anche dal Centro Studi di Confindustria, che prevede ora per il Pil una crescita dell’1,3% (dal +0,8% stimato in precedenza) per il 2017, mentre per il 2018 stima un aumento al ritmo dell’1,1%, dal +1% atteso.

Intanto, dati poco confortanti per l’Italia arrivano dal fronte macroeconomico, con la pubblicazione dei numeri sull’inflazione, che hanno messo in evidenza un carrello della spesa addirittura in deflazione.

S&P: ma trend Italia rimane preoccupante

Così Jean-Michel Six, responsabile economista di S&P per l’area Emea:

“Nonostante la revisione al rialzo del Pil del primo trimestre a +0,4% da +0,2%, la performance italiana resta un po’ più preoccupante (..) Scorte e consumi hanno dato il contributo principale, ma gli investimenti sono scesi di 0,8% in termini reali e l’export netto ha contribuito negativamente alla crescita”.

Nel report viene comunque messo in evidenza che, sulla base dei dati congiunturali relativi all’attività economica e alla fiducia, risulta che il Pil italiano continuerà a salire quest’anno, anche se a un ritmo più lento rispetto alla media dell’Eurozona.

Riguardo al rating sul debito italiano, quello di S&P è pari a “BBB-“, con outlook stabile. Il verdetto dell’agenzia arriverà il prossimo 27 ottobre.

S&P alza stime sull’intera Eurozona. Occhio a Spagna

Riguardo alle stime sull’intero blocco dell’area euro, queste sono state riviste al rialzo da Standard & Poor’s sia per il 2017 che per il 2018.

Per l’anno in corso la revisione è stata da +1,6% a +2%, mentre per il 2018 l’outlook è stato alzato da +1,5% precedente a +1,7%.

Tra i paesi singoli, S&P ha migliorato l’outlook, oltre che per l’Italia, per la Germania (+2% quest’anno, rispetto a +1,6% delle stime precedenti; e +1,7% per il 2018, dal precedente +1,5%).

Per la Spagna è prevista nel 2017 una crescita +3% da +2,5% stimato nel report di marzo e per il 2018 si parla di un aumento +2,6% rispetto al +2,1% precedente.

Il Pil della Francia di quest’anno è atteso in crescita dell’1,6% rispetto al +1,4% precedente e per l’anno prossimo le stime sono di un’accelerazione all’1,7% dal +1,5% precedentemente atteso.

Italia: carrello spesa in deflazione a giugno

Nel giugno del 2017 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, è sceso dello 0,1% su base mensile, salendo invece su base annua dell’1,2%. L’indebolimento delle pressioni inflazionistiche viene attribuito soprattutto ai prezzi delle componenti che presentano una maggiore volatilità e, in particolare, agli alimentari non lavorati e agli energetici non regolamentati, che dimezzano praticamente la crescita rispetto al mese precedente (rispettivamente +1,3% da +3,8% i primi e +3,0% da +6,8% i secondi).

L’accelerazione riguarda invece i prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che mettono a segno un balzo +4,1% rispetto al +3,2% di maggio.

Preoccupa il trend del carrello della spesa, che conferma addirittura una deflazione. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto scendono infatti su base mensile dello 0,5% e su base annua riportano un rialzo dimezzato rispetto al giugno del 2016, facendo +0,9% rispetto a +1,8% nel mese precedente.

In ogni caso, l’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2% per l’indice generale e +0,7% per la componente core.

L’indebolimento dell’inflazione è confermato anche dall’altro dato reso noto dall’Istat: quello dell’indice dei prezzi alla produzione dell’industria, che nel mese di maggio scende dello 0,3% su base mensile, salendo comunque +2,8% su base annua.

Confindustria: il debito non scende

E se le stime sul Pil vengono alzate – con una previsione che risulta migliore rispetto alle attese del Def – il Centro Studi di Confindustria comunque mette in evidenza che deficit e debito rimangono in cima alla lista delle preoccupazioni per l’economia italiana.

Il deficit è atteso in calo al 2,3% del Pil nel 2017 per poi attestarsi al 2,4% nel 2018 (al lordo delle clausole di salvaguardia che valgono 0,9 punti di Pil).

La nota dolente è che il rapporto debito-pubblico non scende: per il 2017 e il 2018 le previsioni sono del 133,2% e del 133,7%, rispetto al 132,6% del 2016. Una frenata dunque nel 2017 e una nuova crescita l’anno prossimo.