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Sos contraffazione, la ricetta del ministro Bonino

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Mentre Milano Moda Donna, la kermesse del settore fashion organizzata dalla Camera nazionale della moda italiana, è in pieno svolgimento, l’attenzione va anche a una delle principali piaghe del settore, quella della contraffazione. La presentazione del libro di Rita Fatiguso, “Le navi delle false griffe” è stata l’occasione per parlare dell’allarmante espansione del fenomeno con il ministro per le Politiche europee e il commercio internazionale, Emma Bonino. Per rendersi conto di quanto stia prendendo sempre più piede la mania di falsificare i prodotti, e quelli del mondo del fashion in special modo, basti pensare che una quota tra il 7 e il 9% del commercio mondiale è costituita da prodotti contraffatti che ledono i diritti di autore, di proprietà industriale, i brevetti e i modelli. Questi invece i dati snocciolati da Bonino: il 70% della produzione contraffatta proviene dal Sud Est Asiatico e la Cina è al primo posto della classifica; la classifica dei settori più imitati è invece guidata dal tessile; l’Italia rappresenta il mercato di sbocco del 30% della produzione mondiale contraffatta. Sintetizzando quest’ultimo punto “Noi italiani da una parte inventiamo, poi facciamo, poi contraffacciamo e poi ce lo compriamo anche”, ha scherzato su il ministro non senza una certa nota polemica.


In effetti c’è ben poco da scherzare, sia per l’entità del fenomeno, sia perché esso appare difficile e molto articolato. “La contraffazione – ha detto Bonino – è un fenomeno molto complesso. La strategia di risoluzione deve dunque essere articolata su più livelli, anche se va detto che ciò che è possibile è ottenere una riduzione del danno, non una sua eliminazione. E’ sbagliato parlare di contraffazione zero così come di criminalità zero”. Senza contare poi che, come ha sottolineato Bonino, ad aggravare il quadro c’è l’atteggiamento dell’italiano medio, secondo cui quello della contraffazione sarebbe un reato “non grave”. Questo modo di vedere le cose lo porta così ad acquistare falsi senza farsi troppi problemi e ad alimentare quindi un mercato illegale in forte e costante ascesa. “Quello della contraffazione – ha spiegato il direttore del Sole24Ore, Ferruccio De Bortoli, intervenuto alla presentazione del libro – è un business in mano alla criminalità. E’ necessario inasprire le pene previste dalla legge dal momento che si tratta di veri e propri delitti e non di semplici contravvenzioni. Tra l’altro bisogna anche soffermarsi a riflettere sulle condizioni in cui un prodotto viene creato, in particolare su quelle di lavoro della manodopera”.

E se davvero non è possibile debellare la contraffazione, Bonino ha elencato i tre punti base per ridurre il problema. Innanzi tutto intensificare le campagne di sensibilizzazione e di informazione dei consumatori, in modo tale che essi possano precepire sempre più il reato che commettono acquistando dei falsi e il danno che arrecano all’economia legale del Belpaese. In secondo luogo è necessario imporre l’obbligo di etichettatura per i prodotti extra Unione europea, ma non tutti i Paesi del Nord Europa si trovano d’accordo su questo punto, essendo i distributori come la Germania meno sensibili al problema che invece riguarda da vicino l’Italia. Infine, nei Paesi contraffattori sono stati aperti dei desk considdetti anticontraffazione con il duplice intento di scoprire i casi più eclatanti e di fornire aiuto soprattutto alle aziende medio-piccole nel lungo e costoso processo di deposito del brand all’estero.