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Sorpresa Usa, forte crescita occupazione. Ma salari si confermano nota stonata

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Sorpresa positiva dal report occupazionale degli Stati Uniti. Nel mese di giugno, sono stati 222.000 i nuovi posti di lavoro creati, a fronte di un tasso di disoccupazione che è salito dal 4,3% (minimo in 16 anni), al 4,4%. Una buona notizia, che tende ulteriormente a mettere sotto pressione i titoli di Stato Usa, e a scatenare un nuovo rialzo dei rendimenti. Anche se non manca una nota stonata.

I numeri sull’occupazione hanno battuto ampiamente le stime: Reuters aveva previsto infatti una creazione di +179.000 nuovi posti di lavoro. Tuttavia, la crescita dei salari è rimasta di nuovo debole, con i salari medi orari che sono saliti su base annua del 2,5%, essenzialmente invariati rispetto al mese precedente. Su base mensile, il trend è stato di un incremento dello 0,2%.

La settimana lavorativa media è avanzata di 0,1 ore a 34,5 ore. Così Paul Ashworth, responsabile economista Usa presso Capital Economics, ha commentato il dato:

“Il report è l’ennesima conferma di un’economia reale in buone condizioni di salute. L’unica delusione è che la crescita dei salari mostra ancora pochi segnali di accelerazione“.

Dal report occupazionale è emerso anche che i dati sui nuovi posti di lavoro di maggio e aprile sono stati rivisti al rialzo, rispettivamente a +152.000 (rispetto a +138.000 inizialmente riportati), e a +207.000, rispetto all’aumento diffuso inizialmente, pari a +174.000.

Immediata la reazione dei mercati, con i tassi sui Treasuries decennali saliti di oltre +1% al 2,380%, vicini al record in due mesi; le scommesse – rafforzate dal dato – su nuove strette monetarie da parte della Fed si sono tradotte in un rialzo dei titoli bancari Usa, con Bank of America e JP Morgan Chase +0,90% circa, Goldman Sachs +0,70% e Citigroup +0,80% subito dopo la diffusione del report occupazionale.

Il dato ha messo in evidenza anche l’aumento del tasso di partecipazione alla forza lavoro, cresciuto a giugno al 62,8% dal 62,7% di maggio.

Il valore si aggira tuttavia sui minimi in più mdi 30 anni.

La forza lavoro totale è aumentata di 361.000 unità, a 160,1 milioni. Altro fattore positivo è la crescita dei lavori full-time, pari a +355.000, mentre le posizioni part-time sono scese di 224.000 unità.

Così a Bloomberg Michael Feroli, responsabile economista presso JP Morgan Chase, a New York:

“Stiamo assistendo ad assunzioni solide e costanti. L’unica cosa che manca è l’accelerazione dei salari. Il tasso di disoccupazione è salito per le ragioni giuste, visto che il tasso di partecipazione è salito, con le persone in circa di lavoro che sono tornate sul mercato. Ciò potrebbe riflettere una maggiore fiducia nel mercato del lavoro”.

Sulle conseguenze sulla politica monetaria della Fed, Feroli non crede che ci sarà un forte impatto.

“Il dato mostra una disoccupazione lievemente più alta, salari lievemente più deboli, ma un’occupazione che rimane molto forte”.