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Sorpresa da Pil Italia: +1,2%, record da 2010. Su base annua batte la Francia

Piazza Affari festeggia, guardando anche alla notizia relativa a MPS. L’economia italiana non è più maglia nera dell’Europa.

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L’Istat ha rivisto al rialzo le stime sul trend del Pil del primo trimestre del 2017 a una crescita annua pari a +1,2%, rispetto al +0,8% delle previsioni preliminari. Si tratta del trend su base annua migliore dal quarto trimestre del 2010, ovvero degli ultimi 7 anni. Una notizia che, insieme a quella relativa all’accordo di principio che è stato raggiunto tra la Commissione europea e il governo italiano in merito al dossier MPS, fa scattare Piazza Affari. Il Ftse Mib vola ai massimi intraday avanzando di oltre +1% e riagguantando la soglia di 21.000 punti.

Su base trimestrale, il prodotto interno lordo italiano è salito dello 0,4%, meglio del +0,2% precedentemente atteso.

La crescita acquisita del Pil per il 2017 è già pari a +0,9%, superiore al +0,6% delle stim precedenti.

Pil: Italia non più l’ultima dell’Europa

Buone notizie per l’economia italiana, nota fino a oggi per essere quella che cresceva meno in tutta l’Europa. Fino a oggi, in quanto i dati appena snocciolati dall’Istat promuovono il paese, che ora non è più fanalino di coda.

L’Istituto rende note infatti anche le stime sul Pil degli altri Paesi. La prima della classe è la Germania (+0,6% e +2,9% su anno), ma la Francia su base trimestrale riporta la stessa crescita dell’Italia, pari a +0,4% e su base annua fa anche peggio con +1%.

Detto questo, l’Italia rimane sotto la media dell’Eurozona, che cresce dello 0,5% su base trimestrale e dell’1,7% su base annua.

In particolare, scomponendo il dato sul Pil italiano, emerge che i consumi finali nazionali sono saliti dello 0,5% su base trimestrale e dell’1,2% su base annua.

Gli investimenti fissi lordi sono scesi su base trimestrale dello 0,8%, ma su base annua sono balzati del 2,3%.

Sempre su base annua gli acquisti di beni durevoli sono aumentati del 5,7%, quelli di beni semidurevoli dell’1,4% e gli acquisti di servizi dell’1,2%, mentre sono rimasti invariati gli acquisti di beni non durevoli.