Sondaggio Morningstar: la discesa dei mercati azionari non è finita

Inviato da Carlotta Scozzari il Mar, 20/11/2007 - 13:35
A novembre scendono bruscamente i gestori ottimisti sui mercati azionari internazionali. E' quanto emerge dall'ultimo sondaggio condotto da Morningstar tra le principali case di investimento italiane ed estere, secondo le quali la fase di turbolenza sui mercati finanziari non sarebbe finita, perché resta da quantificare l'impatto della crisi dei mutui americani e l'entità del rallentamento economico in occidente. In particolare, nell'ultimo mese, gli ottimisti sulle Borse europee sono scesi dal 78% di ottobre al 43%, mentre i pessimisti sono cresciuti dal 4 al 24%. I gestori considerano buono il quadro economico, ma ammettono che l'espansione della crisi dei mutui subprime americani ha lasciato il segno. In particolare, le esportazioni verso i principali mercati sono destinate a rallentare, con l'eccezione dell'area asiatica. Pesa la forza della divisa comunitaria, che continua a macinare record nei confronti del dollaro. Innervosisce i mercati anche il rischio di un aumento dell'inflazione come conseguenza del rincaro del prezzo del petrolio, delle materie prime e di alcuni beni alimentari. Per quanto riguarda le valutazioni azionarie, i gestori sono divisi tra chi le considera ragionevoli e chi pensa non siano molto distanti dai massimi. Il giudizio su Piazza Affari non si discosta in modo significativo da quello generale: un fund manager su due è convinto che salirà nei prossimi sei mesi, mentre il 27,8% stima una discesa. In generale, è opinione comune che il listino italiano non riuscirà a fare meglio di quelli europei. Dal sondaggio Morningstar di novembre emerge una divisione pressoché paritaria tra i gestori che prevedono un aumento della Borsa statunitense (un terzo del totale), coloro che si attendono un calo (un altro terzo) e coloro, infine, che pensano possa stabilizzarsi attorno agli attuali livelli (33%). La percentuale di ottimisti è scesa di 26 punti percentuali rispetto ad ottobre. E' opinione condivisa che le crisi del mercato immobiliare e del credito siano destinate a pesare a lungo sull'economia, provocando un rallentamento maggiore di quanto inizialmente previsto. I gestori sono, comunque, cauti nel pronunciare il termine "recessione", perché la debolezza del dollaro sostiene gli utili delle multinazionali e le esportazioni, mantenendo buoni livelli di occupazione. Infine, come l'Europa, gli Stati Uniti devono fare i conti con una crescente inflazione, legata ai prezzi dell'energia e delle commodity.
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