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La soluzione per la crisi europea? Germania fuori dall’euro

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“Germania fuori dall’euro entro la fine del 2010”. E’ questa la rivoluzionaria tesi annunciata nel corso di una conferenza tenutasi ieri nell’aula magna dell’università di Lugano e che ha visto alcuni esperti scontrarsi sul tema “La Svizzera e la crisi dell’Europa”.

Il sostenitore di tale catastrofistico scenario è Alfonso Tuor, vicedirettore del Corriere del Ticino, che ha argomentato davanti a una platea di oltre 200 invitati la sua convinzione secondo sui è estremamente probabile che la crisi che sta sconvolgendo il Vecchio continente costringa la Germania ad abbandonare la moneta unica comunitaria. “E il tutto avverrà in pochissimo tempo. Dalla sera al mattino, non di più”. Tuor ha messo l’accento sulla drammatica situazione greca, punta dell’iceberg di una serie di irrisolte problematiche comunitarie che potrebbero portare all´uscita della Germania dalla moneta unica e alla reintroduzione del marco tedesco. Una situazione, ha precisato il giornalista elvetico, che avrebbe implicazioni estremamente positive proprio per la Svizzera, dato che la Confederazione tornerebbe ad avere “un padrino, la Germania, e una moneta forte, il marco, con cui confrontarci”.

La tesi di Tuor è stata solo parzialmente accolta da un altro illustre relatore, l’avvocato Tito Tettamanti, che ha preferito sottolineare come la crisi europea sia un tassello che si incastra all’interno del più ampio panorama mondiale, anch´esso alle prese con una situazione particolarmente complicata. Tettamanti ha ricordato come anche la stessa Germania viaggia a tassi di deficit estremamente elevati, circa il 6%, il doppio da quanto previsto dal trattato di Maastricht, per colpa di politiche di spesa prive di ogni forma di controllo. Tettamanti ha precisato come in Europa ci sia un’altra tipologia di crisi, molto sottile ma altrettanto pericolosa, che mina le basi del trattato comunitario e che mette in dubbio la volontà di garantire la convivenza pacifica nel continente. Secondo l´avvocato l’alternativa allo studio di Bruxelles è quella di creare una Fortezza europea basata sul protezionismo. Una soluzione che rappresenterebbe un placebo temporaneo in quanto destinato a fallire nel medio/lungo periodo.

La ricetta per la Svizzera, hanno concordato i relatori, è quella di ricercare l’eccellenza nell’offerta dei prodotti sul mercato, e non solo a livello bancario. Un primato che negli ultimi tempi è stato messo in discussione dal comportamento sciagurato di alcuni importanti colossi finanziari elvetici. Rispondendo alla domanda di un partecipante, Tettamanti ha rimarcato come il futuro sarà piuttosto arduo e che l’unica strada per la sopravvivenza della Svizzera è quella di lottare per diventare un Paese migliore degli altri.

La conferenza ha visto anche la partecipazione di Alessandro Bruscagin, gestore di Taurus Asset Management, e di Roberto Malnati, gestore di CB Accent Asian Century che, numeri alla mano, hanno mostrato come attraverso una gestione quantitativa sia possibile affrontare in maniera efficiente i mercati ed ottenere interessanti risultati nonostante le avverse condizioni del mercato. Malnati ha in particolare posto l’accento sulle opportunità del mercato cinese che rappresenta una valida alternativa di investimento al Vecchio continente.

Marco Berton

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