Solo il 21% degli italiani pensa alla previdenza complementare. Fornero: l'azione riformatrice non può concludersi con il governo tecnico

Inviato da Marco Barlassina il Sab, 13/10/2012 - 12:02

Gli italiani sono ancora alla ricerca di riferimenti e di una strategia per il nuovo scenario previdenziale. E' la principale evidenza della ricerca sulla previdenza complementare presentata da GfK Eurisko nel convegno annuale di ASSORETI, l'associazione nazionale delle banche e delle SIM che collocano prodotti e servizi d'investimento attraverso le reti di promotori finanziari, tenutosi oggi al Centro Congressi dell'Unione Industriale di Torino.

Il disorientamento degli italiani è provato dalla scarsa propensione a prendere in seria considerazione la costruzione di soluzioni previdenziali integrative: solo il 21% degli italiani sta infatti pensando a forme d'investimento integrativa.

Al convegno, aperto da Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, ha preso parte anche il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero. Ne è nata un'occasione di confronto sul tema previdenziale ma anche su quello delle riforme.

"Un momento economico difficile come quello attuale - ha spiegato in merito al primo punto il ministro - può indurre gli individui nella tentazione di accorciare gli orizzonti di pianificazione finanziaria e mettere il risparmio e l'investimento previdenziale in secondo piano. Paradossalmente oggi che i nodi previdenziali sono finalmente venuti al pettine e una riforma strutturale è intervenuta per scioglierli, gli scenari previdenziali degli individui sono più equi e trasparenti. La pensione, pubblica e privata, dei giovani dipenderà strettamente dal risparmio previdenziale accumulato e le scelte di oggi avranno effetti importanti sul reddito disponibile in età anziana. L'educazione finanziaria e previdenziale accompagnata da comportamenti corretti da parte di tutti gli operatori sono la bussola da consegnare ai cittadini per evitare che si "perdano", per quanto riguarda la previdenza, nella nebbia della crisi".

Con riferimento all'azione riformatrice, il ministro Fornero ha invece messo l'accento sulla necessità che il percorso intrapreso continui. "C'è bisogno che le riforme continuino. E' necessario che il processo non finisca con questo governo e che continui in futuro, ma non sto dicendo che c'è bisogno che continui il governo tecnico. L'azione riformatrice non può concludersi con il governo tecnico e spero che i partiti la assumano come loro responsabilità".
 
 
La ricerca di GfK Eurisko per ASSORETI
 
Nel corso del convegno sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata da GfK Eurisko, per conto di ASSORETI, su un campione di 1.000 individui capifamiglia, decisori in materia d'investimenti finanziari (di cui 220 clienti di promotori finanziari), d'età compresa tra 30 e 60 anni, possessori di un conto corrente (bancario o postale) o di una polizza assicurativa, rappresentativo di 15,8 milioni di nuclei familiari.
 
Si temono pensioni inadeguate, ma per ora si preferisce non decidere
Gli italiani, soprattutto quelli di età più matura (comprensibilmente), hanno seguito il dibattito sulla riforma delle pensioni e dichiarano di conoscerne bene gli esiti (lo afferma il 64%, percentuale che cresce al 75% per la fascia d'età compresa tra 55 e 60 anni).Sulla possibilità di ricevere una pensione adeguata prevale il pessimismo: 82% degli intervistati, percentuale che sale all'85% nella fascia tra 45 e 54 anni e scende al 76% nella fascia tra 55 e 60 anni. La temuta inadeguatezza della pensione futura non ha però ancora determinato una chiara strategia di risposta: per il momento, si preferiscono soluzioni diverse da forme d'investimento complementari. Di fronte alla prospettiva di una pensione insufficiente rispetto alle proprie necessità, la maggioranza (38%) ha elaborato soluzioni strettamente legate alle proprie capacità (professionali, patrimoniali) o a quelle della propria famiglia: il 18% dichiara che continuerà a lavorare o riprenderà a farlo; il 17% utilizzerà i risparmi o il patrimonio accumulato nel tempo; il 3% adeguerà il proprio tenore di vita alle diminuite risorse; il 2% chiederà il supporto della famiglia. Relativamente elevato (28%) il campione che, per ora, non affronta il problema. Nel dettaglio: il 26% non se lo pone o dichiara che lo affronterà in futuro; il 2%, pur ponendosi il problema, non saprebbe come risolverlo. Contenuta (21%) è invece la percentuale di chi ha progettato o sta per progettare un'integrazione attraverso forme di previdenza complementare (20%) o prodotti d'investimento (1%).Significativo il confronto dei dati medi con le risposte dei clienti delle reti di promotori finanziari: la quota di chi non affronta il problema scende in questo caso dal 28 al 18%, mentre sale dal 21 al 33% la quota di chi sta pensando di realizzare una previdenza integrativa.
Prodotti previdenziali: si punta sulle soluzioni a capitale garantito Nei confronti della sottoscrizione di prodotti previdenziali, con l'obiettivo d'integrare la futura pensione, prevale oggi un orientamento difensivo. La maggioranza (88%) si orienterebbe, infatti, su soluzioni a bassa crescita ma che garantiscono il capitale. I prodotti che offrono maggiori potenzialità d'incremento del capitale ma minori garanzie sono poco considerati (9%) anche dai clienti delle reti di promotori finanziari (10%). Tanti possibili riferimenti per decidere, ma nessuno prevale
I soggetti interpellati dagli italiani attivi professionalmente per decidere sulla previdenza sono numerosi, ma tra di essi non emerge una figura di fiducia dominante. Tra i soggetti citati da chi ha sottoscritto prodotti previdenziali, prevalgono (28%) banche, promotori finanziari e compagnie assicurative, ma il quadro è molto variegato: ci si rivolge, infatti, anche all'azienda per la quale si lavora (23%), ad amici, parenti e conoscenti (22%), alle associazioni professionali e al sindacato (19%), al proprio commercialista o consulente fiscale (8%). Sono analogamente numerosi i possibili riferimenti indicati da chi una decisione ancora non l'ha presa, con una preferenza, in questo caso, per associazioni professionali o sindacato (25%) e istituti previdenziali (24%).In questo scenario d'incertezza, banche, promotori finanziari e compagnie assicurative sono ritenuti un riferimento credibile (lo dicono sette decisori finanziari su dieci), in grado di realizzare un'analisi dei bisogni previdenziali, individuare e offrire le soluzioni più adatte alle singole esigenze. Tale fiducia è, mediamente, più elevata tra i clienti delle reti di promotori finanziari. In assenza di un dominus capace di guidare l'eventuale passaggio alla previdenza integrativa, si apre oggi lo spazio per un'azione convergente (comunicazione e comportamenti) dei diversi soggetti e stakeholder, sul fronte pubblico e su quello privato. Stabilità e continuità dei riferimenti saranno fondamentali nel breve e, soprattutto, nel lungo periodo.
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