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Société Générale: i sette cigni neri da shock mercati. Alert Italia (GRAFICO)

Sono questi gli eventi che potrebbero scombussolare la performance degli asset finanziari. L’elenco con la probabilità che si verifichino.

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Société Générale presenta i suoi nuovi sette cigni neri che potrebbero scioccare i mercati globali, sia al rialzo, che al ribasso.

Nell’ Outlook sull’Economia Globale, che la banca pubblica periodicamente, è inclusa la tradizionale riflessione su quegli eventi che, a suo avviso, potrebbero scombussolare più di tutti la performance degli asset finanziari.

I sette cigni neri sono così riassunti, insieme alla probabilità che si verifichino.

  • Nessun taglio delle tasse negli Stati Uniti: ovvero, nessun bazooka fiscale da parte dell’amministrazione Trump (rischio del 30%)
  • Evento shock dal fronte politico europeo, che aumenta l’incertezza (25%)
  • Violento repricing dei mercati (15%)
  • Hard Landing in Cina (15%)

A tal proposito, riguardo al rischio di un “brusco atterraggio dell’economia cinese”, i timori si sono indubbiamente acuiti nella giornata di oggi, con la pubblicazione dell’indice manifatturiero stilato da Caixin e da Markit,.

Il dato ha confermato la fase di contrazione per l’attività economica del paese per la prima volta in 11 mesi, scivolando a maggio sotto la soglia di 50 punti, linea di demarcazione tra fase di contrazione – valori al di sotto – ed espansione – valori al di sopra, a quota 49,6. Flessione evidente rispetto ai 50,3 punti di aprile e anche peggiore rispetto a quella a 50,1 punti attesa dagli analisti intervistati da Reuters.

Tornando all’elenco di Société Générale, non mancano tre cigni positivi, ossia eventi la cui realizzazione presenterebbe “rischi al rialzo” per la crescita:

  • Una politica fiscale espansiva che sorprenda positivamente (15%)
  • Un Capex più forte (10%)
  • Riforme più veloci in Europa (5%)

Société Générale spiega i cigni neri anche con timori Italia

Nel commentare il rischio di incertezza politica, incluso nell’elenco dei cigni neri, Société Générale lo dice chiaramente: “le nostre principali preoccupazioni in questa fase riguardano l’Italia” e la Brexit.

Tra l’altro, come spiega l’autore del report di SocGen, Michala Marcussen:

“Riteniamo che la politica sia la principale potenziale fonte di rischi, sia al rialzo che al ribasso, che sitratti di politica fiscale espansiva, di politiche commerciali, di salari, di riforma dell’Eurozona o di politica monetaria. E, con la Cina che riduce i propri stimoli, diventerà cruciale capire quello che accadrà negli Stati Uniti. A nostro avviso, i tagli fiscali in Usa saranno modesti, e comunque la Trumpflation sarà insufficiente a compensare la diminuzione della Xiflation (ovvero dell’inflazione in Cina)”.

Il rischio di un hard landing cinese è stato comunque ridotto dal precedente 20% al 15%, anche se “riteniamo che salirà ancora dopo il mese di ottobre”.

Continua Marcussen:

Senza tagli alle tasse, l’economia Usa potrebbe subire un notevole rallentamento, a partire dal secondo semestre del 2018″.

Il rischio che Trump non riesca a mantenere fede alla promessa del bazooka fiscale viene calcolato al 30%.

Cigni neri positivi. Incognita riforme Eurozona

Esiste tuttavia per Société Générale anche il rischio positivo di una politica fiscale espansiva, sia per gli Stati Uniti che per l’Europa.

Sul fronte delle sfide che quest’ultima deve fronteggiare:

“La possibilità di riforme veloci in Europa rimane una speranza, ma abbiamo fissato una probabilità che ciò avvenga pari ad appena il 5%. Siamo comunque lievemente più fiduciosi, come si vede dal grafico di cui sotto, sulla capacità delle aziende di aumentare gli investimenti a un ritmo maggiore rispetto alle attese”.

Ancora:

Il nostro scenario di base implica che le riforme dell’Eurozona compenseranno gli ostacoli demografici che si presenteranno nel prossimo decennio, ma ciò avverrà solo lentamente, e c’è la possibilità di una delusione”. Ciò, a causa dei rischi politici legati ai partiti contro l’establishment, nel caso in cui tali movimenti si aggiudicassero la maggioranza in uno stato membro dell’area euro”.