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Societe Generale: per piacere, ora non svuotate le casse

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Nelle scorse settimane Apple ha annunciato agli investitori l’intenzione di utilizzare una parte dell’ingente liquidità a propria disposizione per implementare un piano di buyback e per distribuire per la prima volta dal 1995 un dividendo ai propri azionisti. Degli oltre 97 miliardi di dollari in cassa, 10 verranno utilizzati da ottobre 2012 e per i successivi tre anni per comprare sul mercato azioni proprie mentre per ogni singola azione i soci riceveranno nel corso del quarto trimestre fiscale del 2012 2,65 dollari. Gli azionisti non dovrebbero che esserne felici, il mercato infatti avrebbe due nuovi motivi per cui scommettere sulla mela di Cupertino.

La scelta non entusiasma tuttavia Societe Generale. Il broker francese non valuta solo il caso di Apple ma compie un’analisi a 360° sulle società non finanziarie Usa. Sommando la cassa disponibile nei bilanci delle aziende statunitensi si raggiunge infatti la mirabolante cifra di 1,1-1,2 triliardi di dollari immediatamente utilizzabili. Nonostante la crisi e nonostante tutto, si tratta di un valore del 50% più elevato rispetto a quanto avevano a disposizione ad inizio crisi. Il risultato non è stato peraltro il frutto di un atteggiamento prettamente conservativo da parte dei diversi management ma è stato raggiunto anche e soprattutto con la crescita dei profitti, in maggioranza fatti sui nuovi mercati asiatici.

A riprova basti pensare che buona parte di queste risorse non sono state riportate sul suolo americano, con le società che hanno preferito lasciarle impegnate in veicoli offshore e in valuta diversa dal biglietto verde. Moody’s ha quantificato in 700 billioni di dollari l’ammontare complessivo lasciato dalle società all’estero, il 57% del cash totale.

Ovviamente il denaro è stato generato anche in patria, ma in questo caso la destinazione preferita dai vertici aziendali per il suo utilizzo è stata ed è rivolta alla prosecuzione di attività di M&A, di investimento e infine nell’implementazione dei classici piani di buyback.

La domanda da porsi è tuttavia: quale è il comparto con la cassa maggiore? L’analisi dei dati di bilancio mostra come i 2/3 del totale sia detenuto da società appartenenti al comparto Tech e pharma. Le società tecnologiche, grazie soprattutto a Apple, Microsoft, Google e Cisco, hanno in cassa 428 miliardi di dollari, quelle farmaceutiche 218 miliardi. Non vanno male nemmeno le aziende attive nella produzione di prodotti per il consumo, 170 miliardi, e le società industriali, con in pancia 97 miliardi di dollari, mentre quelle messe meno bene sono le utility che nel loro complesso possono contare su 16 miliardi di dollari in cassa.

Sia il comparto tech che quello pharma possono contare su un elemento comune in grado di agevolare la generazione di flussi di cassa dall’elevata marginalità: producano in Paesi con costi minori e vendono sul suolo americano, tuttora ancora il più grande mercato mondiale per le società in termini di consumo.

La possibilità che anche altre Big del mondo corporate Usa possano seguire la strada tracciata da Apple dovrebbe favorire l’andamento borsistico delle società accumunate da questa caratteristica, tuttavia gli analisti di Societe Generale nei giorni scorsi hanno lanciato un monito: non utilizzate quella cassa, non si sa mai.

Per gli esperti transalpini infatti l’enorme cassa accumulata potrebbe evaporare velocemente se la crisi economica dovesse mordere più del previsto. Per questo consigliano di osservare nel calcolo della leva e della capacità di indebitamento di ogni singola azienda il totale lordo della posizione debitoria. Già perché a parte Apple che non ha nemmeno 1 dollaro di debito, anche realtà come Microsoft che hanno in pancia 52,8 miliardi di dollari di liquidità hanno comunque 11,9 miliardi di dollari di debiti. Il che equivale a un rapporto debito/Ebitda pari a 0,4, certamente un valore molto basso ma che potrebbe salire sensibilmente in tempi di crisi. Seguendo questo parametro, tra le 50 società con più cassa in America, quelle messe peggio sono nell’ordine General Electric, che passa di mano a 15,3 volte il rapporto debito/Ebitda, American Airlines (7,5 volte) e Ford Motors (7,3 volte).
Scottati dalla bancarotta di orami un decennio fa da parte di Parmalat, gli analisti dell’istituto francese hanno inoltre ammonito che una parte del denaro in cassa dichiarato dalle società potrebbe non trovare un riscontro effettivo. Tutti ricordano i 5 miliardi “posseduti” dal gruppo di Collecchio su un conto intestato presso Bank of America.

Un’ultima considerazione che è emersa dall’analisi integrata delle 50 società Usa con più cassa è che non vi è nessuna garanzia di un elevato merito di credito garantito dell’ingente liquidità detenuta: 6 delle 50 aziende infatti non sono investment grade, 6 hanno un rating tripla B mentre la più grande categoria, 20 società su 50 ossia il 40% del totale, hanno un rating con una sola A.

In sostanza avere un’ingente cassa è sempre meglio che non averla, tuttavia non basta solo questo per garantirsi un posto al sole sui listini azionari e nei giudizi degli analisti. A volte conta di più cosa si fa con questi soldi e per SocGen in questo momento è forse più utile tenerli dove sono piuttosto che procedere con affrettati piani di buyback o distribuzione della ricchezza agli azionisti.

Riccardo Designori
Ufficio Studi Brown Editore