Societa: la difesa a oltranza dei gioielli nazionali

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Gli esecutivi di ogni parte del mondo non dubitano nell’intervenire quando si tratta di proteggere interessi strategici o preservare l’orgoglio dei propri cittadini

Gli attacchi nei confronti di Danone, Bnl e Unlocal hanno risvegliato il protezionismo. Il fallimento del progetto di acquisto della banca italiana Bnl da parte degli spagnoli del BBVA, è soltanto uno dei numerosi casi in cui i governi sono intervenuti per frenare l’offensiva di gruppi stranieri. Negli Stati Uniti si discute sull’opportunità di proteggere la società petrolifera Unlocal dall’offensiva lanciata dalla concorrente cinese Cnooc, e in Francia si guarda con sospetto l’iniziativa del management di Pepsico, interessata a rilevare il gioiello Danone.

Danone, Unlocal e Bnl. I movimenti registrati intorno a queste imprese dimostrano che le economie occidentali non evidenziano incertezze quando si tratta di innalzare barriere per proteggere le industrie nazionali dagli appetiti delle società straniere, anche a costo di non rispettare la logica dei mercati finanziari. In tutti i paesi del mondo si afferma la medesima logica: quando vengono toccati gli interessi nazionali, non c’è Stato che permetta al mercato di fare il suo corso.

In Italia, il BBVA e ABN Amro hanno conosciuto il fallimento dei progetti che miravano ad acquisire rispettivamente il controllo della Bnl e della Banca Antonveneta. Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, ha creato le condizioni necessarie per consentire ad altre imprese italiane di raccogliere i fondi necessari a bloccare questa offensiva. L’iniziativa di Fazio è stata interpretata dagli osservatori internazionali come la volontà del governatore di preservare l’italianità del sistema, eliminando così gli ostacoli allo svolgimento del suo compito di vigilanza. Ma non tutti la pensano alla maniera di Fazio. Luca Cordero di Montezemolo, presidente degli industriali, ha sottolineato che l’evoluzione delle vicende relative alla Bnl e a Banca Antonveneta dimostrano che l’Italia non è ancora pronta per la piena applicazione delle regole del libero mercato.

Quel che è accaduto in Italia trova dei parallelismi con quanto accaduto in Francia e negli Stati Uniti. L’interesse manifestato dalla Pepsico per la francese Danone, ha scatenato le ire dei politici. Il presidente francese Jacques Chirac ha sostenuto che il governo vigilerà e interverrà, mentre il ministro degli interni Nicolas Sarkozy, dichiaratamente liberale, ha commentato pubblicamente che la politica farà la sua parte per bloccare un’eventuale opa ostile di Pepsico nei confronti della Danone. A rincarare la dose sono intervenuti i sindacati francesi, che hanno rivendicato la sovranità alimentare della Francia. I vertici di Pepsico sono stati perentoriamente avvisati sul sicuro fallimento di un’opa condotta da una società statunitense contro una delle più importanti aziende francesi.

Negli Stati Uniti, presunto paradiso del liberismo, si riscontra una ripresa delle pressioni protezioniste. Davanti all’offensiva della cinese Cnooc sulla corporate petrolifera Unlocal, il Senato ha approvato una moratoria per impedire l’acquisto della società petrolifera Usa da parte di una società statale straniera. Per proteggere gli interessi della lobby petrolifera, la Unlocal è propensa ad accettare la proposta della Chevron (minimizzando i 1.250 milioni in più offerti dai cinesi). I commenti espressi dalla maggior parte degli analisti si sono concentrati sullo studio delle motivazioni che inducono i governi nazionali a tutelare le aziende domestiche. I governi si comporterebbero in questo modo per cercare di tutelare aziende che commercializzano marchi molto noti. Alcune ricerche hanno dimostrato che un gran numero di cittadini si identifica con marchi nazionali fino al punto da sfiduciare il governo in carica nel caso in cui le aziende titolari dei marchi passino sotto il controllo straniero. A cura di www.fondionline.it