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SocGen, la procura formalizza le accuse per Kerviel

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Man mano che emergono nuovi elementi sulla vicenda che vede al centro dell’attenzione la seconda banca francese, Société Générale, la situazione appare ingarbugliarsi piuttosto che chiarirsi. Sarebbe stato l’ormai famoso trader, Jerome Kerviel, il responsabile del buco da 4,9 miliardi di euro venuto alla luce settimana scorsa. Su questa base di partenza la Procura di Parigi ha ieri formalizzato le accuse contro il giovane: falso, intrusione informatica, appropriazione indebita. Non appare nell’elenco invece l’accusa di tentativo di frode, lasciata cadere dal procuratore parigino, Jean-Claude Martin, che ha ieri disposto la scarcerazione di Kerviel.


Accuse respinte al mittente dall’avvocato del trader secondo il quale il danno maggiore lo avrebbero fatto le operazioni di liquidazione delle posizioni aperte dal suo cliente effettuate dall’istituto dopo la scoperta del buco miliardario. Tuttavia Jerome Kerviel si è finora assunto le sue responsabilità, ammettendo di fronte ai pubblici ministeri parigini, Renaud van Ruymbeke e Francoise Desset, “di aver compiuto un certo numero di atti per dissimulare posizioni avventurose sui mercati”.

Abile eppur maldestro colpevole? Sì, perché Jerome Kerviel alla fine dello scorso anno era in utile di 1,4 miliardi di euro, secondo quanto riferisce l’avvocato e avrebbe continuato ad aprire posizioni rialziste sui principali indici del Vecchio continente, come Eurostoxx, Ftse e soprattutto Dax, utilizzando prodotti derivati quotati all’Eurex di Francoforte. La pesante discesa dei listini iniziata con il nuovo anno avrebbe preso di sorpresa Kerviel aprendo una falla nella sua “operatività mascherata”. 


Ed è proprio qui che arriva il primo nodo del garbuglio. Secondo la versione della banca il problema Kerviel sarebbe venuto a galla il 19 gennaio, nel fine settimana precedente il lunedì nero dei mercati europei. Fine settimana nel quale sarebbe stata decisa la liquidazione delle posizioni del trader che avrebbe contribuito a creare l’ondata ribassista abbattutasi sui listini del Vecchio continente. Secondo l’Istituto parigino, tuttavia, le operazioni poste in essere tra il 21 e il 23 gennaio non avrebbero raggiunto mai neanche l’8% del valore complessivo del mercato. Spiegazione che non convince totalmente gli operatori finanziari, come non convince la data fornito per lo “scoppio” dello scandalo.


Kerviel operava infatti anche utilizzando contratti futures che richiedono sempre la presenza di un margine di copertura dell’operazione. E qui torna in scena l’Eurex di Francoforte. Il mercato dei derivati basato in Germania avrebbe avvisato, secondo quanto rivelato dalla magistratura parigina, la mancanza di copertura su alcune transazioni giornaliere riconducibili a Kerviel già nel novembre 2007. E un nuovo avviso sarebbe partito, secondo quanto riportato da Der Spiegel, nei primi giorni del nuovo anno. Dunque qualche cosa poteva essere emerso già prima del 19 gennaio? A complicare il groviglio si è aggiunto ieri l’esposto per aggiotaggio e insider trading avanzato dall’avvocato dell’Associazione di piccoli azionisti, Frédérik-Karel Canoy. Prima del 19 gennaio, e precisamente tra il 9 e il 10 del mese, Robert Day, membro del consiglio d’amministrazione della banca, ha ceduto sul mercato circa 1 milione di titoli SocGen per un controvalore intorno ai 95 milioni di euro. Azioni derivantigli dalla cessione a Socgen, avvenuta nel 2001, della Trust Company of the West, di sua proprietà.